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Troppo vapore nella stratosfera
di Elena Giorgi
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Il prezioso strato di ozono che filtra i raggi ultravioletti del Sole assomiglia sempre più a un vecchio lenzuolo pieno di buchi e strappi. L'ultimo allarme arriva dal Goddard Institute della Nasa: c'è un eccesso di vapore acqueo nella stratosfera che assottiglia l'ozono anche sopra le zone più abitate del pianeta. La colpa è del metano e dei gas serra. Così, mentre gli Usa rifiutano le limitazioni alle emissioni di questi gas, si dimostra per la prima volta che essi minacciano anche l'ozono.
Ancora brutte notizie per il prezioso strato di ozono,
indispensabile per filtrare i raggi ultravioletti del Sole.
In un articolo
apparso nelle scorse settimane su Geophysical Research Letters, Drew Shindell, chimico
dell'atmosfera del Goddard
Institute della Nasa, spiega come troppo vapore acqueo nella stratosfera
favorisca l'ulteriore svilupparsi del buco nell'ozono. Responsabili di questo
eccessivo accumulo di vapore sarebbero ancora una volta i gas serra.
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Quello di
Shindell è il primo studio a trovare una relazione diretta tra le emissioni
nocive e l'impoverimento di ozono sopra le zone popolate del pianeta. La
stratosfera è uno strato quasi del tutto privo di molecole d'acqua. O almeno
così era fino a circa quaranta anni fa, quando, secondo lo studio di Shindell,
sarebbe iniziato l'accumulo di vapore acqueo. A questa conclusione si è giunti
nel tentativo di spiegare un insolito fenomeno: la diminuzione della temperatura
nella fascia compresa tra i 30 e i 50 chilometri di quota, zona dove invece
solitamente la temperatura aumenta proporzionalmente alla distanza dalla
superficie terrestre.
I dati raccolti nell'arco di sette anni dall'Upper
Atmosphere Research Satellite nell'ambito dell'esperimento Haloe (Halogen
Occultation Experiment), cominciato nel 1991, hanno rilevato un abbassamento
nella temperatura che varia dai 3 ai 6 gradi centigradi. Con l'aiuto di modelli
climatici elaborati al computer si è verificato che questo fenomeno accade in
concomitanza con l'accumularsi di vapore acqueo nella stratosfera. Tale ipotesi
sarebbe consistente anche con altre misurazioni effettuate nella bassa
stratosfera in un arco di 14 anni. Da qui il campanello d'allarme: la presenza
di molecole d'acqua in zone dell'atmosfera dove solitamente non dovrebbero
essercene, ha pericolose ripercussioni. In particolare l'acqua è in grado di
legarsi alle molecole di ozono e di romperle, favorendo così l'ulteriore
impoverimento di questo prezioso elemento.
Ma da dove viene questo
eccesso di vapore acqueo? Come spiega Shindell nel suo articolo, circa un terzo
dell'umidità stratosferica sarebbe attribuibile a molecole di metano che,
ossidandosi, favoriscono l'accumulo di vapore nell'atmosfera. Un altro notevole
contributo sarebbe dato dall'effetto serra in quanto il progressivo riscaldarsi
dell'aria trattiene maggiori quantità di vapore nei bassi strati dell'atmosfera.
Metano e gas serra sarebbero dunque i principali imputati.
Shindell
sottolinea nel suo articolo come sia l'ozono sia il vapore acqueo hanno un ruolo
fondamentale nella salute del nostro clima. Quando i loro livelli nell'atmosfera
cambiano, anche i delicati equilibri fra la Terra e la sua atmosfera mutano
pericolosamente. Il vapore intrappola il calore terrestre, mentre la perdita di
ozono favorisce il raffreddamento dell'atmosfera. Finora il vapore accumulato è
tale che il riscaldamento che ne consegue nasconde gli effetti del
raffreddamento dovuto alla perdita di ozono. Tuttavia fermare l'impoverimento di
ozono dell'atmosfera è importante per bloccare le dannose radiazioni
ultraviolette.
Per questo Shindell conclude il suo lavoro con un
ulteriore monito a ridurre le emissioni nocive nell'atmosfera. E ancora una
volta ci si stupisce di come questo monito arrivi dallo stesso paese che si è
appena ritirato dal trattato di Kyoto e dove una recente statistica ha mostrato
che il consumo energetico medio per abitante è ben tre volte quello
europeo.