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IL MINISTERO DELLA SALUTE RACCOMANDA 3 NUOVE VACCINAZIONI PER I BAMBINI: ANTIPNEUMOCOCCO, ANTIMENINGOCOCCO C E ANTIVARICELLA.

Obbligatori e raccomandati, i vaccini sono per gli italiani molto utili, ma sconosciuti.
Fonte: Costanza Tortù - (Ufficio Stampa: Errepi Comunicazione)
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Il 70% delle donne italiane ha fiducia nei vaccini e più del 50% pensa che si tratti di un trattamento utile alla prevenzione di malattie infettive. Ma sulle malattie da cui proteggersi le mamme non hanno le idee chiare. Un esempio? Il 60% pensa di dover immunizzare i propri figli dalla febbre gialla o dalla rabbia. Per aiutare i cittadini il Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie e la Federazione Italiana Medici Pediatri danno vita alla Campagna Nazionale di informazione sui vaccini.

Utile, anzi indispensabile, ma pressoché sconosciuto. Ecco come si presentano le vaccinazioni pediatriche secondo le risposte delle donne italiane fra i 25 e i 44 anni raccolte in un'indagine da SWG. Il vaccino è infatti uno scudo con cui proteggere i propri figli per oltre il 90% delle intervistate. Nessun dubbio anche sull'utilità di questo presidio: il 52,3% delle donne considera “molto utile” la vaccinazione in età pediatrica e l'80% è favorevole non solo alle vaccinazioni obbligatorie ma anche a quelle raccomandate.

Le signore vacillano però quando si indagano più da vicino le loro conoscenze in fatto di vaccini: sebbene circa la metà delle intervistate (45,1% del totale ma il 61,5 delle mamme) si consideri molto o abbastanza informata, la metà del campione non sa che il vaccino contro la difterite (49,4%) e quello per l'epatite B (51,7%) sono obbligatori. Le conoscenze delle italiane si fanno davvero confuse nel campo dei vaccini raccomandati, cioè non obbligatori ma consigliati dal Ministero della Salute: meno del 50% delle intervistate sa che in questa categoria rientrano i vaccini contro lo pneumococco, il menginococco C, la pertosse, la parotite, la rosolia, mentre quasi il 60% include quello per la febbre gialla, e una percentuale ancora più elevata quello per la rabbia (64,7%). E alcune mamme sono addirittura convinte che il pediatra abbia vaccinato il loro bambino proprio contro queste due malattie.

Perché le mamme vaccinano i propri figli? Le vaccinazioni “consentono alle famiglie di far crescere i propri figli con maggiore serenità” per il 70,2% delle intervistate, e “permettono ai bambini di crescere più sani e robusti” per circa il 60%. La fiducia nei vaccini è confermata anche da altre risposte: per il 60% delle donne le vaccinazioni “andrebbero previste per il maggior numero possibile di malattie” e circa l'85% si è detto favorevole o molto favorevole al fatto che le Regioni stanzino investimenti più consistenti affinché tutti i bambini possano fare le vaccinazioni raccomandate.

Ma accanto a questi attestati di fiducia, le donne italiane chiedono anche maggiore informazione: il 90% delle intervistate dichiara che per decidere vuole avere tutte le informazioni disponibili su questo tema. Da chi? Dai mezzi di informazione, dalle autorità e ovviamente dai medici a cui il 71,3% delle intervistate dichiara di “affidarsi completamente” in materia di vaccini. “Il pediatra rappresenta il mezzo di informazione più vicino alla famiglia e colui che meglio può interpretare le necessità del bambino”, ha sottolineato Pier Luigi Tucci, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri. E infatti quando le mamme si rivolgono ai medici non se ne pentono: il 90% si ritiene molto soddisfatta dalle spiegazioni ricevute.

Informazioni e spiegazioni risultano tanto più importanti oggi alla luce delle novità introdotte dal nuovo Piano Nazionale Vaccini: tra le principali, la delega alle Regioni dello stanziamento dei fondi per le vaccinazioni raccomandate e 3 nuove vaccinazioni: antipneumococco, antimeningococco c (la meningite risulta essere la malattia che crea più timori tra i pediatri il 28% e tra i genitori il 92%) e antivaricella. In risposta a questo bisogno di informazione il Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie (CNBB) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) lanciano la Campagna Nazionale di informazione sui vaccini. “Se la prevenzione rappresenta un obiettivo importante per la società, l'informazione e la comunicazione sono i mezzi con cui poter raggiungere questo traguardo”, ha spiegato Leonardo Santi, presidente del CNBB. “Prevenzione e informazione si devono sostenere a vicenda per diffondere in Italia una corretta cultura dei vaccini”. La campagna – a cui il 90% delle intervistate si è detta favorevole - si articolerà a livello regionale con la promozione di momenti di approfondimento e di confronto per amministratori pubblici e cittadini.


PIANO NAZIONALE VACCINI

Che cos'è

Nel 1999 veniva elaborato in Italia il primo Piano Nazionale Vaccini (Pnv), con lo scopo di fissare gli obiettivi di salute, le strategie e le priorità per alcune malattie infettive prevenibili. A sei anni di distanza, i cambiamenti intercorsi nell'assetto istituzionale del paese, con il passaggio di crescenti poteri e responsabilità in materia sanitaria alle Regioni e alle Province autonome, l'ingresso nell'Unione Europea di dieci nuovi Paesi, nonché la disponibilità di nuovi preparati farmaceutici, hanno reso necessario un aggiornamento di quel documento.
La Commissione Vaccini del Ministero della Salute ha, quindi, elaborato il Pnv 2005-2006, un programma dettagliato per la promozione delle vaccinazioni, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 86 del 14 aprile 2005. Il Pnv 2005-2007 si realizza nell'ambito dell'Accordo Stato-Regioni per il Piano di Prevenzione Attiva (Ppa) che fissa gli impegni da parte dello Stato, delle Regioni e delle Province autonome sui livelli essenziali di assistenza.

A cosa serve

Il Pnv prevede un impegno sulle vaccinazioni che si può riassumere nei seguenti punti:
1. mantenere elevate nei nuovi nati le coperture vaccinali per le malattie per cui sono stati raggiunti gli obiettivi fissati dai precedenti piani sanitari. Le azioni da intraprendere in questo senso riguardano, in particolare la difterite, di cui si vuole evitare la ricomparsa in Italia; il tetano, per il quale il Pnv si propone di offrire la vaccinazione agli anziani sopra i 65 anni d'età; la pertosse, la poliomelite, l'epatite B, il morbillo, con l'obiettivo di eradicare la malattia entro il 2007, la parotite, la rosolia;
2. promuovere interventi appropriati per le malattie per cui non sono stati ancora raggiunti livelli di copertura ottimali (per esempio, il vaccino contro le infezioni da Haemophilus influenzae);
3. fornire indicazioni sui nuovi obiettivi e sull'avvio di iniziative di prevenzione mirate;
4. incrementare la sicurezza delle pratiche di immunizzazione.


Cosa è cambiato

Le principali novità del Pnv sono:
l'introduzione di tre nuovi vaccini: antipneumococco, antimeningococco C e antivaricella. Questi preparati vaccinali sono raccomandati alle autorità regionali, che decideranno in autonomia le strategie e le modalità opportune di somministrazione;
la delega di autonomia decisionale alle Regioni, che possono scegliere di offrire gratuitamente le vaccinazioni ai cittadini o a determinate fasce di cittadini;
l'impegno della sanità pubblica nell'offerta gratuita e capillare della vaccinazione antinfluenzale nei soggetti a rischio, anche alla luce del rischio di una eventuale pandemia;
l'avvio di strategie per superare, nel futuro, l'imposizione legale delle vaccinazioni, si vuole cioè passare progressivamente dall'obbligo al diritto alla prevenzione per tutti i cittadini.

VACCINAZIONI PEDIATRICHE:

OBBLIGATORIE
RACCOMANDATE
Poliomielite Menginococco C
Tetano Pneumococco
Epatite B Varicella
Difterite Parotite
Rosolia
Pertosse
Morbillo
Haemophilus influenzae



I NUOVI PREPARATI VACCINALI
RACCOMANDATI ALLE REGIONI

Negli ultimi anni i progressi della ricerca scientifica e l'affinamento delle tecniche di ingegneria genetica hanno permesso di sviluppare nuove armi per proteggere la popolazione dalle malattie infettive. Il nuovo Piano Nazionale Vaccini italiano per il triennio 2005-2007 prevede l'introduzione di tre preparati raccomandati alle Regioni: si tratta del vaccino antipneumococco, antimeningococco C e antivaricella.

Cosa significa raccomandati?

I vaccini raccomandati sono misure di prevenzione consigliate, ma non obbligatorie per legge. Le Regioni hanno piena autonomia nelle strategie di immunizzazione della popolazione, pertanto in alcune potrebbero essere offerti gratuitamente, in parte mentre in altre essere parzialmente a carico della famiglia. L'aspetto facoltativo non va interpretato nei termini di vaccino “non necessario” o di serie B. Inoltre, l'orientamento della politica sanitaria in fatto di vaccini va verso il superamento dell'imposizione. Nonostante lo strumento giuridico abbia avuto il merito di raggiungere coperture di popolazione altrimenti non ottenibili, l'idea prevalente è che sia preferibile fornire tutte le informazioni e gli strumenti necessari perché ciascuno scelga liberamente di vaccinarsi, e di vaccinare i propri bambini, piuttosto che obbligare a misure preventive di Stato.

Il vaccino antipneumococco

Il vaccino eptavalente coniugato (Pnc) o vaccino antipneumococco è efficace per prevenire le infezioni da Streptococcus pneumoniae, un batterio molto diffuso nella popolazione. Il 10-20% degli adulti e il 20-40% dei bambini è portatore sano di pneumococco, che colonizza le mucose di naso e bocca e si trasmette per via aerea. Lo streptococco può causare otite e sinusite, ma anche malattie più serie, come polmoniti (se raggiunge i polmoni), meningiti (se infetta le membrane che avvolgono il cervello o il midollo spinale), setticemia (dovuta alla persistente presenza di batteri nel sangue). Le infezioni severe da pneumococco sono più frequenti sotto i 5 anni di età e sopra ai 65. In Europa l'incidenza delle malattie invasive è di circa 60 casi ogni 100.000 abitanti. La complicazione più temibile dell'infezione da pneumococco è la meningite, di cui Streptococcus pneumoniae rappresenta la causa più frequente nei bambini. In Italia, tra il 1994 e il 2001, ogni anno si sono verificati mediamente circa 250 casi di meningite pneumococcica. Nel 2004 i casi registrati sono stati 263, dei quali 33 nei bambini sotto ai 4 anni di età. L'aumento di ceppi batterici resistenti alle terapie antibiotiche ha fatto alzare il livello di attenzione nei confronti dello Pneumococco. Il vaccino eptavalente coniugato è in grado di assicurare una buona risposta immunologica a partire dal terzo mese di vita. L'obiettivo del programma di vaccinazione è ridurre le infezioni invasive da pneumococco nei primi 5 anni di vita.


Il vaccino antimeningococco C

Il meningococco, o Neisseria meningitidis, è un batterio che provoca la meningite batterica, una malattia severa di cui rappresenta una delle cause più frequenti. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità ogni anno nel mondo si verificano circa 300.000 casi di meningite e 30.000 decessi. In Italia, l'incidenza annua è di circa 200 episodi all'anno, un numero relativamente basso se paragonato ad altre malattie infettive. Le fasce di età più colpite sono quella dei bambini tra 0 e 4 anni e dei giovani tra i 15 e i 24 anni. La patologia del meningococco, agli esordi, è difficilmente riconoscibile perché spesso i sintomi sono lievi (mal di testa e un lieve rialzo febbrile). Tuttavia, le condizioni possono precipitare in maniera repentina e possono comparire segni neurologici, come convulsioni e paralisi. Nel 10-15% dei casi la meningite è mortale. In una percentuale analoga, i segni lasciati dalla malattia sono permanenti. La famiglia dei meningococchi presenta diversi sierotipi, contrassegnati da lettere e numeri diversi. Nel nostro paese quelli più frequenti sono il sierotipo B e C. Attualmente sono disponibili due vaccini antimeningococco: il vaccino polisaccaridico e quello coniugato per il sierotipo C. Non esiste ancora un vaccino contro N. meningitidis di gruppo B. Gli obiettivi di salute del Pnv 2005-2007 per la prevenzione delle infezioni invasive da meningococco sono individuare i soggetti a rischio per i quali attuare programmi mirati di vaccinazione e migliorare la sorveglianza e la tempestività nel riconoscimento della malattia.

Il vaccino antivaricella

La varicella è una delle malattie infettive più contagiose, perché si trasmette sia per contatto diretto con persone contagiate sia indiretto attraverso oggetti contaminati: nell'esposizione familiare, se cioè già un componente della famiglia ne è affetto, il rischio che un secondo membro del nucleo familiare rimanga contagiato è dell'80-90%. Il patogeno responsabile è il virus Varicella-Zoster, che appartiene alla famiglia dei virus dell'herpes. In generale la malattia è benigna, ma in alcuni soggetti a rischio può provocare severe complicazioni. Per esempio, nelle donne in gravidanza c'è il rischio di aborto spontaneo, sindrome da varicella congenita nel feto o malformazioni gravi per il bambino. Nei neonati, che non hanno difese immunitarie, la varicella può causare polmonite. Inoltre, i soggetti immunocompromessi rischiano di sviluppare forme gravi, con febbre alta, emorragie diffuse e eruzioni cutanee estese. La varicella è in aumento in tutti i Paesi occidentali. Colpisce per lo più bambini sotto ai 10 anni, con un picco massimo tra il 4° e il 5° anno di vita. In Italia si stima che ogni anno l'infezione colpisca circa 500.000 soggetti. Attualmente è autorizzato l'impiego di due vaccini antivaricella, entrambi a base di virus vivo attenuato. Il Pnv 2005-2007 per quanto riguarda la profilassi contro l'agente infettivo herpes zoster si propone di garantire la vaccinazione alle persone a rischio, operatori sanitari, lavoratori in asili nido e scuole, agli adolescenti suscettibili.



I vaccini

Che cos'è un vaccino?
Il vaccino è un preparato farmacologico che induce una risposta immunitaria nell'organismo, cioè crea le difese contro gli agenti infettivi esterni, come virus e batteri. La somministrazione del vaccino stimola la produzione di anticorpi specifici in grado di neutralizzare il microrganismo. Il principio dei vaccini è quello di sfruttare il meccanismo di difesa naturale dell'organismo umano, che viene sollecitato a premunirsi delle armi per resistere all'attacco infettivo. La memoria del sistema immunitario, cioè la capacità di ricordare le sostanze estranee, inoltre, garantisce una protezione dalla malattia per molto tempo, spesso per tutta la vita. Questo vale, per esempio, per il morbillo, la rosolia, la parotite, la poliomielite e l'epatite B. Per altre vaccinazioni, invece, come la pertosse o il tetano, è necessario un richiamo periodico. Oltre a rappresentare uno strumento di prevenzione sicuro ed efficace contro patologie gravi o difficilmente curabili per il singolo individuo, i vaccini hanno anche un valore per la comunità: infatti, un'alta copertura vaccinale della popolazione rallenta la diffusione dell'agente patogeno e riduce il rischio di contagio per i soggetti che non possono essere vaccinati. Alcune malattie sono state eradicate grazie alla vaccinazione a tappeto: il vaiolo è stato eliminato in tutto il mondo, la poliomielite è stata cancellata nella maggior parte dei paesi, il morbillo, la parotite e la rosolia stanno già scomparendo in diverse regioni.

Come è fatto?

I vaccini sono costituiti da una piccola quantità di agenti patogeni (o da parti di essi), trattati in modo opportuno così da perdere le potenzialità infettive, ma conservando però la capacità di innescare la risposta immunitaria dell'organismo. In base alle modalità di produzione, si distinguono in:
5. vaccini da germi vivi attenuati
6. vaccini da germi uccisi
7. vaccini da parti microbiche

Vaccini da germi vivi attenuati

Nel primo caso i virus sono indeboliti, cioè sono modificati in modo che non possono provocare la malattia. Il vantaggio di utilizzare i virus attenuati è che bastano una o due dosi per determinare l'immunità permanente. Tuttavia, tali preparati non possono essere somministrati a persone con deficit del sistema immunitario. Il vaccino Sabin contro la poliomielite, contro la tubercolosi, la rosolia, il morbillo e la parotite, appartengono a questa classe.

Vaccini da germi uccisi
La seconda modalità consiste nell'utilizzare microrganismi morti, non più in grado di infettare l'organismo ma sufficienti a stimolare la reazione del sistema immunitario. Questi vaccini non possono causare la malattia nemmeno in forma lieve, ma è necessario somministrarne più dosi. Sfruttano questo approccio i vaccini Salk antipolio, un tipo di vaccino contro l'influenza e quello contro la rabbia.

Vaccini da parti microbiche

Infine, si possono utilizzare componenti del patogeno, presenti sulla superficie o sulla capsula esterna. Vale, per esempio, per il vaccino contro il batterio Haemophilus influenzae, contro l'epatite B e contro lo pneumococco. In alcuni casi, come il tetano e la difterite, a provocare la malattia non è l'agente infettivo, ma una tossina da esso prodotta. La strategia vaccinale consiste allora nel prelevare queste sostanze e modificarle in modo da inibire l'effetto tossico e dare immunità.

Quali sono le controindicazioni dei vaccini?

Tutti i vaccini in commercio rispondono a precisi requisiti, stabiliti, valutati e approvati dalle autorità preposte, tra cui innocuità, efficacia e facilità di somministrazione. Per questo la frequenza degli effetti collaterali è molto bassa. I più comuni eventi avversi sono febbre, reazioni allergiche agli antibiotici, alle proteine delle uova o ad altri componenti contenuti nel vaccino. I vaccini a base di microrganismi viventi attenuati sono controindicati per soggetti con alterazioni del sistema immunitario, dovute per esempio a infezione da Hiv, tumori o trattamenti con farmaci immunosoppressori.

Quali sono i patogeni contro i quali ci si può vaccinare?

Le malattie dell'infanzia prevenibili attraverso la vaccinazione, raccomandata dal Pnv, sono il morbillo, la rosolia, la parotite, la pertosse, le malattie da Haemophilus influenzae B. A questi si sono aggiunti da quest'anno anche i vaccini contro lo pneumococco, la varicella e il meningococco di tipo C. Obbligatorie sono le vaccinazioni contro la poliomielite (legge 51/1996), la difterite e il tetano (legge 419/1968), l'epatite B (legge 165/1991). Il Ministero della Salute stabilisce il calendario vaccinale sia per le profilassi obbligatorie sia per quelle raccomandate. Esistono anche altre vaccinazioni, consigliate a chi è esposto al rischio di particolari agenti patogeni per motivi professionali (per esempio, l'antirabbica per i veterinari) o per motivi occasionali (un viaggi all'estero in una zona ad alta endemia di certe patologie infettive).


I vaccini: uno scudo contro gravi malattie

Poliomielite
La poliomielite è causata da tre tipi di virus intestinali appartenenti al genere enterovirus. Colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale e può compromettere gravemente la funzionalità motoria, provocando problemi deambulatori permanenti fino a paralisi delle gambe. In casi di infezione estesa a tutti gli arti, il malato può diventare tetraplegico. Prima dell'introduzione in Italia della vaccinazione antipolio, avvenuta in Italia con il vaccino Salk (nel 1957) in un primo momento e quindi con il vaccino Sabin (nel 1964), la malattia era causa ogni anno di qualche migliaio di paralisi e centinaia di decessi. In seguito, la prevenzione ha permesso di ridurre drasticamente i casi di poliomielite. Gli ultimi due si sono verificati nel 1982. Il nostro paese è stato ufficialmente certificato libero dalla malattia dall'Organizzazione mondiale della sanità il 21 giugno 2002.

Epatite B
Le epatiti sono infezioni virali che aggrediscono il fegato. Il virus di tipo B (Hbv) si trasmette da persona a persona attraverso il sangue e i liquidi corporei, in genere attraverso rapporti sessuali o siringhe infette. Il virus può essere trasmesso durante la gravidanza dalle madri al feto. L'epatite nella maggior parte dei casi è asintomatica. Nei bambini la malattia diventa cronica nel 30-50% dei casi, negli adulti con una probabilità del 5-10%. L'epatite cronica può evolvere in cirrosi epatica nell’arco di circa 5 anni nel 20% dei casi. Vi è inoltre il rischio di sviluppare tumore del fegato. In Italia, in seguito alla vaccinazione obbligatoria introdotta nel 1991, il numero di infezioni da Hbv è progressivamente diminuito. Attualmente il maggior numero di casi (l'80 per cento del totale) riguarda persone fra i 25 e i 65 anni, tra i quali si contano circa 1.000 infezioni all'anno.

Tetano
Il tetano è una grave malattie dovuta alla tossina prodotta da batteri (clostridi del tetano) che vivono nel terreno. Provoca violenti spasmi muscolari, accompagnati da febbre, sudorazione, ipertensione e tachicardia. È mortale nel 30% circa dei casi. A differenza delle malattie che si trasmettono da persona a persona, il tetano può essere contratto con molta facilità a causa della presenza diffusa nell'ambiente delle spore tetaniche. Per questo, eradicare la malattia è impossibile. L'obiettivo del Pnv è mantenere coperture vaccinali elevate e tenere sotto controllo i casi di infezione. Nonostante i grandi successi raggiunti con la vaccinazione antitetanica, la malattia in Italia ha un'incidenza di 1,6 casi su 1.000.000, superiore alla media europea e agli Stati Uniti. Le persone più colpite sono gli anziani. I casi di tetano neonatale, invece, sono eliminati dal 1982.

Difterite
La difterite, come il tetano, è provocata dalla tossina di batteri che si trasmettono per via aerea. Può causare paralisi muscolari, disfunzioni cardiache e renali che portano a morte nel 5-10% dei casi. Spesso i danni al cuore, ai reni e al sistema nervoso causati dalla difterite sono permanenti. Da quando - a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta - la vaccinazione antidifterite, in associazione all'antitetanica, è diventata di routine, la malattia è diventata molto rara in Italia. Dal 1990 al 2003 sono stati riportati 5 casi di difterite, di cui l'ultimo nel 1995. L'obiettivo è evitare la ricomparsa di nuovi casi.


Morbillo
Il morbillo è una malattia molto contagiosa causata da un virus del genere morbillivirus della famiglia Paramyxovirus. Colpisce soprattutto i bambini tra 1 e 3 anni e dura tra i 10 e i 20 giorni. I sintomi, generalmente non gravi, sono eruzione cutanee, accompagnate spesso da febbre, tosse e congiuntivite. Le complicazioni più severe del morbillo sono otite, polmonite (5-6% dei bambini colpiti), laringite, laringotracheiti e diarrea. In 1 caso su 1000 può provocare encefalite, un'infezione del cervello, che ha una mortalità del 15% e lascia nel 20-40% delle persone conseguenze permanenti a livello neurologico. In Italia si registrano ogni anno circa 24.000 casi di morbillo. Il vaccino è combinato con quello contro la rosolia e la parotite (vaccino MPR).

Rosolia
La rosolia è una malattia comune nell'età infantile dovuta a un virus del genere rubivirus, della famiglia dei Togaviridae. Si manifesta con eruzioni cutanee simili al morbillo o alla scarlattina ed è particolarmente temibile per le donne in gravidanza perché può causare aborti spontanei o gravi danni al feto. Prima dell'introduzione del vaccino, si stima che l'80% delle persone sotto i 20 anni contraesse l'infezione. L'evoluzione della malattia è nella maggior parte dei casi benigna. Le complicazioni sono rare. Le più severe sono artriti acute e artralgie, frequenti soprattutto nel caso di rosolia contratta in età adulta. L'encefalite si manifesta in circa un caso su 6.000. Ogni anno in Italia si registrano circa 19.000 casi di rosolia.

Parotite
La parotite, conosciuta anche con il termine popolare di “orecchioni”, è una malattia causata da un virus del genere Paramyxovirus. I sintomi caratteristici sono febbre, mal di testa, dolori muscolari, gonfiore delle ghiandole salivari, in particolare delle ghiandole ai lati delle orecchie. Come morbillo e rosolia, anche la parotite è una malattia a evoluzione benigna, ma non è priva di complicazioni gravi. Quelle più frequenti sono le orchiti (infiammazione dei testicoli che colpisce dal 30 al 40% dei casi di infezione in maschi adulti), le meningiti (dal 4 al 6% dei casi), le pancreatiti (4%). In 1-2 casi su 10.000 può manifestarsi encefalite mortale. Ogni anno in Italia si registrano circa 41.000 casi di parotite.


Pertosse
La pertosse è una malattia molto contagiosa causata dal batterio, Bordetella pertussis. Si manifesta con febbre moderata e accessi incontenibili di tosse convulsiva, che possono durare anche più di un mese e mezzo. La pertosse è pericolosa nei bambini piccoli, che hanno meno di 1 anno, a causa delle complicazioni che possono derivarne: in particolare, emorragie sottocongiuntivali, emorragie dal naso provocate dai colpi di tosse, otiti, polmoniti e broncopolmoniti (fino al 12% dei casi). La conseguenza più grave è l'encefalopatia (5% dei casi), dovuta alla scarsa ossigenazione del sangue durante gli attacchi di tosse o alla tossina pertossica. I casi di pertosse in Italia sono circa 9.000 all'anno. Il vaccino antipertosse può essere effettuato a partire dall'8° settimana di vita.

Malattie da Haemophilus influenzae B
L'infezione batterica da Haemofilus influenzae di tipo B (Hib) può causare seri problemi di salute. Il più temuto è la meningite, una infiammazione delle membrane che rivestono il cervello. Può inoltre provocare polmoniti, difficoltà respiratorie e sepsi (infezioni del sangue). Fino agli anni Novanta il batterio era un agente comune della meningite, che colpisce soprattutto i bambini fino ai 3 anni di età. L'aumento della copertura vaccinale ha avuto un grande impatto sulla frequenza delle infezioni, che si sono ridotte in maniera significativa: dal 1996 al 2003 il numero annuale di meningiti da Hib è diminuito dell'82%, passando da 130 casi a 23

VACCINI: LA STORIA

1778
Edward Jenner, un medico di campagna inglese, decide di inoculare in un bambino di 8 anni una piccola quantità di pus prelevato da una mucca infetta da vaiolo bovino. Il piccolo non si ammalò della malattia vaccina, che al tempo mieteva vittime umane e animali: aveva sviluppato l'immunità. Il successo ottenuto dalla vaccinazione antivaiolo alimentò un prematuro entusiasmo di poter fare lo stesso con altre malattie infettive come il morbillo, la sifilide, la tubercolosi. I primi risultati, tuttavia, furono deludenti.

1879

Il francese Louis Pasteur scopre il principio della preparazione dei vaccini in laboratorio mediante colture attenuate di germi. In generale nella seconda metà dell'Ottocento gli studi sulle malattie infettive fecero notevoli progressi, soprattutto grazie ai lavori del medico tedesco Robert Koch che nel 1873 scoprì il bacillo (che porta il suo nome) della tubercolosi. Il primo vaccino messo a punto fu l'antirabbico, ottenuto nel 1885. Prima dell'inizio del Novecento erano disponibili anche i vaccini contro la peste e contro il colera.

1921

Viene realizzata la vaccinazione contro la tubercolosi e dopo pochi anni anche quella contro la difterite (1928). Nonostante i passi in avanti della medicina, le vaccinazioni stentavano ad affermarsi come strumento di massa per la prevenzione delle malattie infettive sia a causa dei limiti della ricerca scientifica, sia a causa della mancanza di campagne di sensibilizzazione mirate.

1955

Jonas Salk medico statunitense mette a punto la prima vaccinazione antipoliomielite con il metodo dei patogeni uccisi. Inizia così la diffusione delle immunizzazioni per le più comuni malattie infantili Il metodo di Salk è perfezionato e sostituito l'anno seguente dal polacco Albert Bruce Sabin, che utilizza per la prima volta virus attenuati.

1979

L'Organizzazione mondiale della Sanità dichiara eradicato il vaiolo. L’ultimo caso conosciuto di vaiolo è stato registrato in Somalia il 26 Ottobre 1977. Solo 10 anni prima, nel 1967, il vaiolo era ancora endemico in 31 paesi del mondo. In quell’anno tra 10 e 15 milioni di persone furono colpite dalla malattia. Di queste, circa 2 milioni morirono, e tra coloro che erano sopravvissuti milioni rimasero sfigurati o ciechi.


1986

Viene messo in commercio il primo vaccino biotecnologico, contro l'epatite B. Per la prima volta un farmaco che, con le tecniche tradizionali, poteva essere prodotto soltanto in piccole quantità, poteva essere prodotto in quantità illimitate grazie a un lievito modificato in modo da produrre l'antigene di superficie del virus. Negli stessi anni la ricerca si sposta anche verso i vaccini misti, che consentono l'immunizzazione contemporanea di più malattie e permettono di ridurre le somministrazioni. Si è ottenuta così l'associazione dei vaccini antidifterico, antitetanico e antipertossico, e quella contro morbillo-rosolia-parotite.

2000

Con l’adozione di una risoluzione nel maggio 1988, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso nel suo “Expanded Program on Immunization” (EPI) l’obiettivo dell’eradicazione mondiale della poliomielite per l’anno 2000, slittato successivamente al 2005. Un obiettivo messo a rischio dalla persistenza di focolai di polio in Africa


I vaccini e i cittadini europei

Cosa pensano dei vaccini i cittadini europei? Quanto e come sono informati sulle possibilità di prevenzione delle malattie? A scattare una fotografia della percezione in materia di vaccinazioni in Europa è stata un'indagine svolta nel 2003 da Psyma e commissionata dalla European Vaccine Manufactures (Evm), che ha coinvolto un campione di persone (circa 1000 per paese) in Francia, Spagna, Italia, Germania e Regno Unito.

L'87% degli intervistati ritiene che le vaccinazioni siano molti importanti, e l'82% ne ha un'opinione positiva, sia per la prevenzione individuale sia perché i vaccini aiutano a eradicare o rallentare la diffusione di gravi patologie nel mondo. La decisione di ricorrere a un vaccino è legata soprattutto alla pericolosità della malattia, a efficacia e sicurezza del preparato, a particolari circostanze, come un viaggio all'estero o l'ingresso a scuola di un bambino piccolo. Gli italiani si mostrano i più timorosi: il 47%, contro il 32% della media europea, ammette che la paura di ammalarsi è la motivazione principale che li spinge a vaccinarsi.

Interrogati su quali siano le malattie contro cui è possibile vaccinarsi, la maggior parte degli europei non sa bene però cosa rispondere. Le vaccinazioni pediatriche non vengono ricordate tutte, e quelle che vengono menzionate lo sono da una percentuale bassa di popolazione: in ogni caso mai superiore al 35%. Nel panorama della disinformazione, gli italiani tengono bassa la media.

Tabella. Malattie contro cui ci si può vaccinare spontaneamente indicate dagli intervistati

Malattia Media Germania Spagna Francia Italia Regno
Unito
Morbillo 35% 35% 19% 33% 29% 53%
Poliomielite 31% 39% 13% 40% 26% 29%
Tetano 26% 36% 14% 42% 15% 14%
Rosolia 25% 26% 12% 25% 16% 40%
Parotite 22% 25% 5% 20% 10% 45%
Epatite B 20% 28% 13% 27% 20% 8%
Difterite 16% 27% 3% 24% 8% 10%
Tuttavia, chi ha figli piccoli dimostra maggiore attenzione verso i vaccini in età pediatrica: più dell'80 per cento dei genitori intervistati, infatti, ricorda l'importanza per i propri bambini dei preparati contro tetano-difterite-poliomielite, morbillo-rosolia-parotite e Hib. Una percentuale inferiore delle mamme e dei papà è informata sul vaccino antimeningococco C (il 42 per cento) e antipneumococco (il 24 per cento), vaccinazioni queste ultime, storicamente più recenti. Spagna e Regno Unito fanno eccezione: qui la percentuale dei genitori che menziona il vaccino contro il meningococco e contro lo pneumococco sfiora il 70 e il 40 per cento, rispettivamente.

Di chi si fidano i cittadini europei? Un ruolo fondamentale spetta ai medici, ai pediatri e alle organizzazioni internazionali (per esempio l'Oms), che sono identificati dal 68% delle persone come autorevoli fonti di informazione. Anche i media hanno un forte impatto pubblico, soprattutto nel nostro paese e soprattutto per gli over 65. La radio e la televisione, infatti, condizionano il 57% degli italiani, a differenza del 45% dei cittadini europei, mentre la carta stampata è veicolo di raccomandazioni vaccinali nel 52% dei casi.

Fra gli europei gli italiani sono quelli che ricercano maggiormente (il 59% degli intervistati) le informazioni sui vaccini in maniera autonoma. Tuttavia, il compito di ricordare quando è il momento di un eventuale richiamo della copertura vaccinale spetta sia al paziente sia al medico per la metà degli intervistati.

Dimenticare di ripetere il vaccino è uno dei problemi evidenziati dall'inchiesta. A questo si aggiungono anche molti pregiudizi, come il timore degli effetti collaterali del vaccino o della possibilità di sovraccaricare il sistema immunitario. Le immagini negative associate alla misure di immunizzazione sono più forti in Italia che in altri paesi. La sfida per il futuro, quindi, è continuare a fornire al pubblico le informazioni corrette sull'impatto dei vaccini e correggere gli eventuali malintesi sul tema.


VALUTAZIONE ECONOMICA DELLE VACCINAZIONI

Il vaccino conviene. Senza considerare il guadagno in termini di salute individuale, bene incalcolabile, le strategie di prevenzione, infatti, sono vantaggiose anche dal punto di vista economico per la politica sanitaria nazionale. A sottolinearlo è un’analisi condotta dal “Save”, Studi analisi valutazioni economiche di Milano, che ha valutato i costi nazionali per le vaccinazioni pediatriche e antinfluenzali in Italia, esaminando e confrontando i risultati con la letteratura internazionale.

Lo studio ha quantificato la spesa annuale considerando sia gli investimenti monetari per l’acquisto dei vaccini (secondo il prezzo massimo applicabile per legge dalle Asl), sia per la loro somministrazione e per lo smaltimento dei rifiuti. Non sono stati invece considerati altri fattori diretti (organizzazione della strategia, stoccaggio dei preparati, monitoraggio), e indiretti (reazioni avverse), in quanto questi dati non sono attualmente disponibili al Ministero della Salute. Ipotizzando una adesione molto alta per le vaccinazioni facoltative, il totale della spesa è risultato pari a circa 204 milioni di euro. Le profilassi obbligatorie pesano per circa il 34 per cento, quelle consigliate, tra cui il nuovo Piano Nazionale Vaccini 2005-2007 include anche la pneumococcica, la meningococcica e l’antivaricella, per il 40 per cento, mentre l’influenza di stagione è responsabile del 26 per cento.

Se questi sono i costi, quali sono i benefici? In generale, produrre o restituire salute comporta dei costi netti per la società. Le vaccinazioni rappresentano un’eccezione alla regola. Una rassegna della letteratura nazionale, infatti, conferma che i risparmi ottenuti grazie ai casi di malattie evitati sono superiori ai costi sostenuti per la profilassi. Per esempio, 1 euro speso per la campagna vaccinale contro la pertosse o il morbillo comporta un guadagno fino a 12 euro, per la rosolia fino a 20, per la poliomielite di 60. In termini monetari, i benefici eccedono di parecchie volte i costi dei programmi di vaccinazione. La vaccinazione, inoltre, è una delle tecnologie sanitarie più convenienti in base al costo per anno di vita guadagnato.

Tuttavia in Italia l’attività di prevenzione (non solo vaccinale) rappresenta il fanalino di coda della sanità: su una spesa totale di 81,52 miliardi di euro, solo 3,5 miliardi, pari al 3,87 per cento, è destinato agli interventi preventivi di tutela della salute pubblica. Il restante 49,54 per cento è assorbito dal territorio, mentre il 46,59 per cento va agli ospedali. Nello specifico, le vaccinazioni incidono sul Fondo Sanitario Nazionale per meno dell’1 per mille. Il confronto con altri paesi europei (Olanda, Finlandia, Germania, Francia) e extraeuropei (Usa e Australia) mostra che il nostro paese si colloca agli ultimi posti in graduatoria in termini di risorse dedicate a tali attività, per le quali spende dalle 3 alle 10 volte in meno, a seconda dei casi.

In definitiva l’analisi economica delle vaccinazioni mostra che i costi sono contenuti e che i guadagni sono tanto maggiori quanto più si è in grado di identificare la migliore strategia a fronte della specifica malattia da combattere. Per questi motivi, è auspicabile che in futuro vengano dedicate maggiori risorse pubbliche per la prevenzione delle malattie infettive ed evitabili.


Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Il Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie (CNBB), originariamente denominato “Comitato Scientifico per i rischi derivanti dall’impiego di agenti biologici”, è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1992, secondo quanto previsto dall’art. 40 della legge 19 febbraio 1992, n. 142 (legge comunitaria 1992), a seguito delle Direttive 90/219/CEE e 90/220/CEE sull’impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati e sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati. Il CNBB è stato così denominato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1997, che ne ha rimodellato le funzioni, la composizione e l’organizzazione. Il CNBB è stato ricostituito con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 novembre 2001 e attualmente si caratterizza per essere un organismo concretamente operativo, preordinato ad aiutare il Governo per l’elaborazione di linee di indirizzo scientifico, produttivo, di sicurezza sociale e di consulenza in ambito nazionale e comunitario.

Al Comitato sono attribuiti i seguenti compiti istituzionali :
 Coordinamento delle attività relative al settore delle biotecnologie.
 Valutazione e controllo del rischio da agenti biologici.
 Pareri sugli atti legislativi di recepimento nazionale delle direttive europee nel campo delle biotecnologie.
 Supporto tecnico alle iniziative governative e legislative.
 Elaborazione di un quadro conoscitivo dei programmi, iniziative e attività biotecnologiche svolte dai Ministeri, dagli Enti di ricerca pubblici e privati e da altri organismi provvedendo alla valutazione delle implicazione delle tecnologie biologiche innovative nei diversi settori della ricerca e produttività economica.
 Informazione e divulgazione delle conoscenze tecnico-scientifiche
 Osservatorio nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie

Il Comitato è composto da esperti nelle discipline espressamente indicate dalla legge n. 142/1992 (microbiologia, biologia molecolare, genetica, ingegneria chimica, medicina del lavoro, agronomia, ecologia farmacologica, igiene) e da rappresentanti dei Ministeri interessati, di Enti e Istituzioni pubbliche e private a vario titolo coinvolte nel settore delle biotecnologie.

Il Comitato svolge la sua attività prevalentemente attraverso gruppi di lavoro costituiti per approfondire tematiche particolarmente rilevanti, meritevoli di assidua e tempestiva attenzione. I Gruppi di lavoro del Comitato si sono occupati in passato di test genetici, terapia genica, ingegneria dei tessuti, sviluppo delle biotecnologie in Italia, clonazione, xenotrapianti, protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, valutazione dei rischi biologici, comunicazione, formazione, infrastrutture e network di eccellenza a livello europeo, screening genetici di popolazione, istituzione di una banca dati del DNA a fini criminali e di giustizia.

I gruppi di lavoro attualmente operativi sono i seguenti: rapporti comunitari e internazionali, bioinformatica, certificazione delle biobanche, rischi da agenti biologici nei luoghi di lavoro, bionanotecnologie, biotecnologie bianche, gruppo per la sorveglianza all’esposizione a interferenti endocrini, banca dati del DNA a fini criminali e di giustizia. Di particolare rilievo il Gruppo di lavoro per l’attuazione delle linee di sviluppo delle biotecnologie in Italia.


FEDERAZIONE ITALIANA MEDICI PEDIATRI


L’associazione FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) rappresenta la struttura organizzativa sindacale della categoria dei pediatri di famiglia preposta all’erogazione dell’assistenza primaria in favore della popolazione infantile, e all’integrazione formale ed informale tra i servizi e la rete sociale di solidarietà. La FIMP è stata fondata a Torino nel 1971 e ad essa aderisce circa il 90 % dei pediatri di famiglia convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale
Il prioritario compito di rappresentare, per i soggetti in età evolutiva, un punto di riferimento certo ed assoluto, sia tramite la valutazione dei bisogni degli stessi, sia individuando i migliori servizi da destinare all’infanzia, è considerato dalla FIMP doveroso impegno statutario.
Grazie alla sua azione politica e culturale fu siglata nel 1980 la prima Convenzione Nazionale che determinò di fatto, la nascita della pediatria di famiglia. Attualmente il pediatra di famiglia assiste la quasi totalità dei bambini in età da 0 a 6 anni, periodo di competenza assoluta, e la maggior parte dei bambini in età da 6 a 16 anni. È stato così realizzato in Italia un modello originale di assistenza di primo livello nell'area delle cure pediatriche, con l'utilizzo su tutto il territorio nazionale di una rete di specialisti in Pediatria in grado di garantire, a fronte della presa in carico dei bisogni di salute dei bambini e del loro soddisfacimento, un elevato livello di qualità dell'assistenza. Questo modello è unico al mondo e ha destato grande interesse e attenta considerazione da più parti anche a livello internazionale.
Un altro compito della FIMP si esplica nell’instaurare contatti costanti con le Istituzioni, rivendicando la facoltà di esprimere propri suggerimenti ed indicazioni in materia di politica sanitaria dall’alto della specifica competenza professionale e della minuziosa conoscenza delle problematiche connesse alla salute dei bambini.
Da rilevare infine che nel 1999 la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha concesso alla FIMP l'accreditamento, non solo come organizzazione sindacale, ma anche come società scientifica per i meriti acquisiti sotto il profilo culturale e formativo. Pertanto, rimane primario obiettivo della FIMP il perseguimento di una sempre maggiore attenzione agli sviluppi formativi e culturali, con l’intento di offrire ai propri associati le più adeguate opportunità di aggiornamento in ambito pediatrico.



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