Nelle sale restaurate della palazzina liberty sede del Centro Matteucci per l'Arte Moderna di Viareggio è attualmente in corso la mostra Da Fattori a Casorati. Capolavori dalla Collezione Ojetti. Con questa iniziativa viene fatta conoscere anche l'attività della nuova associazione culturale fondata e voluta da Giuliano Matteucci, conoscitore della pittura italiana dell'Ottocento. Tra i suoi principali obiettivi il Centro si propone di indagare, documentare e presentare l'arte moderna, in particolare il momento tra Otto e Novecento, valorizzando il collezionismo d'epoca. In questo caso viene mostrata un' importante collezione, quella del noto scrittore e critico Ugo Ojetti. Un'impresa definita quasi ‘folle’ data la quantità di materiale, tra opere d’arte e documentazione varia, e qui vediamo solo una qualificata selezione rappresentativa di quanto egli aveva riunito nella magnifica villa Il Salviatino sui colli di Settignano. Si è trattato di andare a ritroso, alla ricerca di ciò che lo scrittore, giornalista e critico acquistò, con molta sensibilità e competenza, in decenni di ricerche e frequentazioni di artisti e galleristi. Già all'indomani della morte, infatti, il suo patrimonio fu oggetto di una dispersione che si completò con la cessione della villa, trasformata in albergo. Arredi, opere d'arte, ma anche il grande archivio, vennero ceduti in momenti e ad acquirenti diversi, rendendo difficile risalire all'originario nucleo artistico-documentario. Le ricerche condotte in previsione della mostra in oggetto hanno consentito di ridare innanzitutto forma ai documenti d'archivio (molti dei quali inediti e inesplorati) e, grazie a questi, a risalire all'ingente collezione. Il lungo lavoro ha evidenziato come fondamentali erano le ricche raccolte dell'Ottocento e del primo Novecento, in cui trovavano posto sezioni monografiche dedicate ai Macchiaioli tra cui Giovanni Fattori, a Oscar Ghiglia e Libero Andreotti. Le opere di pittura e scultura erano arricchite pure da un'ingente quantità di lavori grafici a cavallo dei due secoli. Viene qui posta l’attenzione, dunque, all'attenzione e alla memoria storica una vicenda culturale e umana che non trova termini di confronto nel panorama del tempo, aggiungendo un contributo importante all'arte e al collezionismo italiano del primo Novecento. La sezione ottocentesca tra le opere più significative comprende ‘Il Prato dello Strozzino’ di Abbati, la ‘Riunione di contadine’ di Banti, ‘il Ritratto di Eleonora Tommasi’ di Lega, la ‘Bambina che scrive’ di Signorini, ‘Sul Lago dei Quattro Cantoni’ di de Nittis e i vivaci paesaggi di Nomellini e Puccini. Un secondo nucleo è costituito dai sette Ghiglia. Legato a Ojetti da un rapporto di amicizia e reciproca stima, l’artista primeggia con i ritratti dello stesso scrittore collezionista nello studio e ‘La signora Ojetti nel roseto’. Nella sezione di pittura del Novecento, spiccano ‘La massaia’ di Donghi, ritenuta perduta e riportata alla luce grazie alle ricerche condotte nell’occasione, la ‘Natura morta con ventaglio’ di Carena e il ‘Ritratto di Daphne’ di Casorati. Si ricorda, infine, il sigolare nucleo di sculture, tra cui la ‘Danzatrice con cembali’ e ‘Venere moderna’ di Andreotti e il ‘Ritratto di Paola’ di Berti. Insomma, un percorso che, attraverso uno straordinario complesso recuperato nelle sue testimonianze fondamentali, restituisce il profilo inedito di un mecenate e committente d’eccezione, infaticabile amico, protettore e guida teorica di tanti artisti contemporanei. Figlio di un noto architetto e restauratore romano, Ugo Ojetti (1871-1946) seguì a Roma studi giuridici prima di dedicarsi alle sue vere passioni: la letteratura, l’arte, il giornalismo. Protagonista della vita culturale e artistica italiana della prima metà del Novecento, arbitro del gusto dell’epoca, fu scrittore, giornalista, critico letterario e d’arte. Collaborò con le più autorevoli riviste (“Il Marzocco”, la “Nuova Antologia”, l’ “Illustrazione Italiana"), fondò rassegne d’arte e di letteratura quali “Dedalo”, “Petaso” e “Pan”, firmando per oltre un trentennio la pagina culturale del “Corriere della Sera”. Come critico d’arte unì all’incisività e alla chiarezza comunicativa del giornalista una profonda conoscenza delle arti figurative e uno spiccato gusto, improntato all’equilibrio e all’apertura verso le novità, sempre, però, in linea con la tradizione. Trasferitosi con la moglie, alla fine del 1912, nella splendida villa rinascimentale del Salviatino sulle colline di Settignano, Ojetti si dedicò alacremente alla raccolta di opere d’arte antica e moderna: arredi, dipinti, sculture e disegni. A partire dagli anni settanta, il compendio – preziosi reperti romani, greci ed etruschi e capolavori indiscussi dell’arte dal quattro al novecento con sezioni monografiche sui Macchiaioli, Oscar Ghiglia e Andreotti – andò disperso, cancellando le tracce di uno dei più rappresentativi esempi, per quantità e, soprattutto, per qualità, del collezionismo italiano del novecento. La mostra, a cura di Giovanna De Lorenzi con la collaborazione di Graziella Battaglia, Silvestra Bietoletti e Rossella Campana, dopo Viareggio si trasferirà dal 25 settembre al 28 novembre nella Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona. Catalogo edito Centro Matteucci per l’Arte Moderna.Centro Matteucci per l’arte Moderna – Via Gabriele D’Annunzio 28, Viareggio (Lucca) Fino al 12 Settembre 2010; orari: da lunedì a domenica 10.00-13.00 e 16.00-20.00 chiusura della biglietteria anticipata di 30 minuti; Tel. 0584-430614 Ingresso: intero 8 Euro, ridotto 5 Euro, biglietto Family 4,5 Euro Visite guidate: su prenotazione per gruppi non superiori a 15 persone: 80 Euro prevendita mostra circuito TICKETONE fino al 12 settembre 2010 in collegamento con la mostra ‘Galileo Chini e la Toscana. La Toscana e Galileo Chini’ - GAMC Palazzo delle Muse, Piazza Mazzini 22, Viareggio; Sito Internet: www.centromatteucciartemoderna.it Fabio Giuliani
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