Già nel 2005 il Mart di Rovereto aveva ospitato una rassegna davvero interessante, ‘Da Goya a Manet, da Van Gogh a Picasso’, con capolavori prestati dalla Phillips Collection di Washington, risquotendo grandi consensi di critica e pubblico. Cinque anni dopo dalla stessa Istituzione museale della Capitale statunitense proviene un’altra qualificata selezione di opere comprese tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi 50/60 anni del ventesimo secolo. In questa mostra, patrocinata dall’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, a cura di Behrends Frank con la collaborazione di Elisabetta Barisoni e la direzione scientifica di Gabriella Belli (Direttore del Mart), vediamo oltre 100 opere suddivise in sezioni tematiche. ROMANTICISMO E REALISMO. I cosiddetti ‘antichi Maestri’ d’America: Gorge Innes, Omer, Whistler, tra i più noti, nei quali il collezionista Duncan Phillips aveva individuato le radici della modernità nella pittura americana. L’IMPRESSIONISMO. Mentre in Francia imperavano Monet, Cézanne, Renoir, più o meno in quegli anni nel Nuovo Mondo e in particolare negli Stati Uniti (in pieno fermento sociale, politico con le guerre indiane e tra Stati dell’Unione e Confederati) si distinguevano validi pittori quali Hassam, Prendergast, che risultarono decisivi nella transazione del collezionista verso l’Astrattismo, come anche sottolineato dalla curatrice: “Grazie all’enfasi sulla composizione sugli schemi, sui rapporti cromatici e sulla bidimensionalità che caratterizzava le loro opere, Phillips fu pronto ad accogliere una nuova generazione di ‘modernisti americani’.” FORZE DELLA NATURA. L’originale ‘astrattismo’ di John Marin che Phillips scoprì nel 1926 nella galleria dell’allora famoso fotografo Alfred Stiegliz a New York; Marin raggiunse una certa notorietà anche in Europa partecipando alla Biennale di Venezia 1950 per cui lo stesso collezionista scrisse un testo nel relativo catalogo: “Nel suo ottantesimo anno John Marin dipinge ancora con forza, con entusiasmo e con originalità di colore e di disegno maggiori di quelli di ogni altro artista americano.” NATURA E ASTRAZIONE. Nella galleria di Stiegliz Phillips scoprì, tra gli altri, artisti come Giorgia O’Kneefe, Arthur Dove e collezionò diverse loro opere. TEMPI MODERNI. Qui risalta ‘Sunday’, opera di Edward Hopper, uno dei primi dipinti acquistati da un museo americano. LA CITTA’. L’atmosfera delle metropoli interpretate dai neocubisti come Stephan Hirsch, dal realismo urbano d Sloan, ancora da Hopper con il bellissimo ‘Grattacieli’ (1922), acquistato nel 1925 da Phillips conquistato dalla “essenza emotiva della visione distorta del grattacieli per uffici di New York” Interessante in questa sezione il gruppo di fotografie di Paul Stand, Berenice Abbot e Margaret Bourke-White. MEMORIA E IDENTITA’. Le grandi ‘migrazioni’ verso il Nord degli Stati Uniti in prossimità della Grande Depressione seguita alla crisi economica del 1929; le raffigurazioni di artisti qualiu John Kane, Pippin, Lawrence. L’EREDITA’ DEL CUBISMO. Pittori come Graham Lavis con linee e composizioni cromatiche con influenze da Maestri assoluti europei quali Picasso, Braque, Matisse.. L’opera di Davis ‘Frullino Sbattineve N° 1’(1928) fu visto alla Biennale di Venezia 1952, allorché Alexander Calder, anch’egli molto considerato da Duncan Phillips, vinse il Premio Biennale per la Scultura. ASTRAZIONE. Gli ‘esuli’: Calder e il pittore Milton Avery, ritenuto da Phillips il ‘Matisse americano’. ESPRESSIONISMO ASTRATTO. Il secondo dopoguerra con i pittogrammi di Adolph Gottlieb, con interesse per l’arte tribale africana e per quella dei Nativi Americani; per Mark Rothko la pittura era un veicolo per l’espressioni di passioni interiori; Sam Francis con astrazioni di colori espressive e luminose. Ci pare giusto, in conclusione, riportare un’altra citazione di Duncan Phillips (1886-1966), sintesi del suo pensiero di competente collezionista: “Il nostro proposito più entusiastico è d rivelare la ricchezza nell’arte creata negli Stati Uniti, di stimolare i nostri artisti autoctoni e offrir loro ispirazione…di mostrare come i nostri artisti americani mantengano una parità, se non proprio una superiorità, rispetto ai più noti contemporanei stranieri.”MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto – Corso Bettini Rovereto (Trento) Fino al 12 Settembre 2010; orari: martedì-domenica 10-18; venerdì 10-21; lunedì chiuso Numero Verde: 800 97760; www.mart.trento.it In contemporanea alla mostra principale il Mart ospita fino al 22 Agosto altre rassegne tanto interessanti quanto particolari. Nella prima, dal titolo ‘WHAT TO DO WITH POETRY’- LA COLLEZIONE GIANFRANCO BELLORA AL MART’, vediamo opere dalla raccolta del collezionista e gallerista milanese scomparso nel 1999, data in gestione al Mart dalla moglie ed artista Anna Spagna nel 2003, comprendente circa 140 pezzi. I curatori Giorgio Zanchetta e Daniela Ferrari presentano qui una qualificata selezione che ci permette di conoscere meglio una parte della ricerca artistica italiana degli ultimi quarant’anni, ancora poco nota. Bellora negli anni Sessanta fu – come da sue parole – “sedotto dalla poesia visiva” di Emilio Isgrò, nel 1968 aprì la galleria e centro culturale ‘Studio Santandrea e tra il 1969 e il ’71 propose ammirate mostre monografiche di Mimmo Rotella, Gianni Bertini, Bernard Venet e Ben Vautrier. Tra le collettive da lui organizzate spicca ‘Proletarismo e dittatura’ nella poesia’ che, nel 1971, presentò Isgrò, Miceini, Sarenco e Vaccari, del quali qui al Mart vediamo ‘Teleogrillus’ (Repertorio sonoro del grillo in campo) del 1967: stampa serigrafia che ritrae un rito tratto dal mondo naturale come fosse uno spartito musicale, con segni grafici composti armonicamente e spiegati alla base del manifesto. Tra principali protagonisti valorizzati da Bellora, ora in mostra al Mart citiamo Paul de Vree, Vincenzo Accame, Alessandro Algardi. “Il mio desiderio – disse nel 1990 ricordando quei tempi – era quello di inglobare le opere di scritturisti veri e propri e di pittori scrittori”. Grazie a lui nel capoluogo lombardo si conobbero gli artisti del Nouveau Réalisme, di Fluxus e, dal 1979, delle ricerche ‘verbo visuali’ presentati in un ambito di strettissime relazioni tra parole ed immagini, favorendo anche l’incontro tra artisti e critici. Quindi in un altro sala del Mart troviamo una giovane pittrice canadese, Sara Landau (1974), nella sua prima esposizione internazionale curata da Walter Guadagnini: ‘IPER POP POST’ costituita da 14 tele dipinte tra 2008 e 2010 che rappresentano volti femminili resi con una tecnica iperrealista, con titoli presi da nomi propri come Jacklyn, Jewel, Ramona, Summer, Natasha o Venus: volti – come scrive il curatore – come ‘appartenenti’ a questi nostri primi anni del 2000. Guadagnini sottolinea inoltre il legame diretto della Landau con il ‘Photographic Réalisme’ (l’Iperrealismo americano) e che l’artista “punta ad individuare dei tratti di personalità che appartengono a un proprio soggetto. La ricerca della Landau si rivolge alle rivelazione di una bellezza artificiale ed artificiosa in feroce competizione con il tempo e lo scorrere della vita. La sua indagine impietosa è quella di una donna all’interno di un vissuto femminile messo a nudo nei suoi processi mentali e nelle sue aspirazioni.” Arriviamo alla rassegna ‘LINGUAGGI E SPERIMENTAZIONI – GIOVANI ARTISTI IN UNA COLLEZIONE CONTEMPORANEA’. 80 opere, tra dipinti, fotografie, sculture, installazioni e video provenienti dalla AGI Verona Collection, Associazione creata nel 1989 da cinque collezionisti veronesi con il comune desiderio di sostenere l’arte contemporanea. Curata da Giorgio Verzotti con un saggio in catalogo di Hans-Ulrich Obrist, questa esposizione si inserisce nell’ambito espositivo che il Mart dedica alla valorizzazione di collezioni private particolarmente interessanti; 20 opere tra quelle esposte resteranno in deposito qui a lungo termine e faranno quindi parte della Collezione Permanente; tra gli artisti citiamo Mario Airò, Stefano Arienti, Maurizio Cattelan, Eva Marisaldi, Grazia Toderi e, tra gli stranieri, lo scomparso cinese Chen Zhen, artista questo, di cui avevamo visto un ampia retrospettiva poco tempo fa sempre al Mart di Rovereto. Il testo in catalogo di Obrist è accompagnato dalla ‘Future List’: su indicazione del critico il Museo ha chiesto ad alcuni artisti esposti di rispondere alla domanda “Che cos’è il futuro?”, contribuendo in questo modo alla definizione di un concetto fondamentale per la comprensione non solo di quello che sarà ma soprattutto di quello che stiamo vivendo nel nostro presente. La visita al Mart si arricchisce anche di una monografica di Giovanni Frangi, giovane artista milanese ritenuto particolarmente interessante nel dibattito sulla ricerca contemporanea, per la sua autenticità di forma e significato sul senso del dipingere nell’epoca attuale. Fabio Giuliani
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