“Chi da anni ha seguito appassionatamente il tormentato iter per la sua istituzione non può che salutare con soddisfazione la sua conclusione. Il Parco nazionale dell’Alta Murgia, il primo parco rurale ed il 23° in ordine di istituzione in Italia, è nato in un contesto politico sostanzialmente positivo e questo non può che trovare la nostra completa approvazione. E’ chiaro però che si tratta solo di un punto di partenza.
E’ indispensabile adesso che maturi una nuova consapevolezza dei soggetti istituzionali e ancora di più delle comunità locali perché si facciano protagoniste del rilancio di un territorio dalle mille potenzialità.” Così l’associazione ambientalista commenta per bocca di Antonio Nicoletti, coordinatore nazionale aree protette di Legambiente, la decisione, presa questa mattina dal Consiglio dei Ministri.
All’interno dei 68.000 ettari di superficie protetta si trovano importanti giacimenti culturali, tra cui il sito dell’Homo arcaicus di Altamura, la valle dei dinosauri, Castel del Monte, il museo Jatta di Ruvo. I tredici comuni che ne fanno parte possono fregiarsi di produzioni di qualità, dal pane di Altamura al vino di Castel del Monte. Un patrimonio che l’istituzione del Parco nazionale consentirà di tutelare e valorizzare sul piano economico, turistico e culturale.
“Non possiamo che gioire per quello che sembrava un miraggio pronto a scomparire ogni volta che si era sul punto di afferrarlo – sottolinea Vito Castoro di Legambiente Altamura - tante sono le mutilazioni che questo territorio ha dovuto subire in questi anni: la pratica dissennata dello spietramento che ha pesantemente modificato il paesaggio tipico di rocce affioranti, i fenomeni di inquinamento”. Nel frattempo i ritardi continui hanno alimentato scoramento e sfiducia.
Prima le riduzioni alla perimetrazione iniziale, poi le modifiche peggiorative al regime vincolistico, fino agli ultimi emendamenti che in definitiva stabiliscono il rispetto delle servitù militari. E cioè la necessaria convivenza del parco con i cinque poligoni militari, inclusa la polveriera di Poggiorsini, il deposito militare dove è vietato l’accesso persino ai parlamentari. Un’area di complessivi 14.000 ettari che coincidono largamente con delicatissime zone del futuro parco.
La chiusura dell’iter istitutivo del Parco, e la conseguente nomina degli organismi di gestione, è solo il primo passo per la definitiva tutela dell’Alta Murgia. “Non dobbiamo dimenticare - sottolinea Antonio Nicoletti - che rimangono fuori dal perimetro individuato oltre 70.000 ettari della Zona di protezione speciale (ZPS) individuata dalla regione Puglia ai sensi della Direttiva habitat 92/43 che ad oggi è priva di qualsivoglia tutela”.
Ed a questo proposito è bene ricordare che la Commissione Europea ha inviato una lettera di diffida alle autorità italiane sollecitandole a conformarsi alla sentenza emessa il 20 marzo 2003 dalla Corte di giustizia delle Comunità europee. Nella sentenza la Corte ha dichiarato che per le ZPS delle specie di uccelli tutelate dalla direttiva “Uccelli selvatici” e delle altre specie migratrici che ritornano regolarmente nel suo territorio, l’Italia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della suddetta direttiva e se non ottempera alle prescrizioni potrebbe incorrere in forti sanzioni pecuniarie.
L’Alta murgia rientra in uno di questi casi. “Intanto – conclude Vito Castoro - manifestazioni sono previste in corrispondenza del passaggio della carovana della pace, infatti il 10 marzo i Comitati della Alta Murgia e Legambiente parteciperanno al presidio davanti alla polveriera di Poggiorsini. Per ribadire la volontà che l’Alta murgia sia un parco di sviluppo culturale ed economico, di tutela ambientale e di identità, ma che anche un parco di pace”.