Restano solo dieci giorni per visitare la mostra più importante, non dico in Italia, ma in Europa in questo 2010. Innanzitutto per l’argomento trattato e, in secondo luogo, per la bellezza delle opere esposte, famose fin dai tempi in cui nacquero. L'arazzo è una forma di arte tessile che si pone a metà strada tra l'artigianato e la rapprentazione artistica. Tecnicamente è un tessuto a dominante di trama (poiché a lavoro finito l'ordito non si vede) realizzato a mano su un telaio e destinato a rivestire le pareti. Solitamente di ampio formato, rappresenta grandi disegni molto dettagliati. Il disegno preparatorio, o cartone, di un arazzo veniva realizzato da un pittore, anche di una certa fama: il risultato finale dipendeva dall'abilità dell'artigiano incaricato dell'esecuzione. Il termine italiano ‘arazzo’ deriva dal nome della città francese di Arras, dove, nel Medioevo, venivano prodotti i migliori arazzi. Appesi alle pareti di pietra dei castelli, in grandi sale difficilmente riscaldabili, univano alla funzione decorativa quella di isolamento termico durante l'inverno. Il grande successo degli arazzi nei secoli è probabilmente legato alla loro trasportabilità. Re e nobili potevano arrotolarli e portarli con loro negli spostamenti tra una residenza e l'altra, e, a differenza degli affreschi, erano salvabili in caso di incendio o saccheggio. Nelle chiese potevano essere srotolati in occasione di una particolare ricorrenza. (Da ‘Wilkipedia – l’Enciclopedia libera’) Nonostante siano passati più di quattro secoli, a Mantova risplende di nuovo il fascino e lo sfarzo degli arazzi che adornavano la corte dei Gonzaga, la più famosa Famiglia d’Europa in fatto di collezionismo. Gli arazzi erano infatti tra gli ornamenti prediletti da nobili e Sovrani un po’ in tutto il Continente. I Signori di Mantova acquistarono arazzi fin dal Quattrocento, seguendo l’esempio di altre grandi famiglie italiane (gli Estensi a Ferrara o i Farnese a Parma) ma fu soprattutto nel secolo successivo che le acquisizioni conobbero un forte incremento per via dell’interesse nutrito verso questa particolare forma d’arte dai tre figli di Francesco II Gonzaga, quarto marchese di Mantova, e di Isabella d’Este. “IN ALCUNE CAMERE TAPPEZZATE / DI FINISSIMI ET BELLISSIMI DRAPPI D'ORO, D'ARGENTO ET DI SETA DI PIÙ COLORI, MAESTREVOLMENTE CONTESTI, / NE I QUALI TANTI DIVERSI ANIMALI, ALBERI, FRUTTI ET FIORI AL VERO CONFORMI DENTRO VI SI / SCORGEANO, / CHE'L GRAN PARASIO / ET L'INGEGNOSO FIDIA, / L'UNO IN TELA ET L'ALTRO IN MARMO / A GRAN PENA GLI HAVREBBE POTUTI / PIÙ ALLA MAESTRA NATURA / VERISIMILI DIMOSTRARE.” (Descrizione della residenza episcopale del cardinale Ercole Gonzaga a Mantova. Da una lettera di un testimone delle nozze tra Francesco III, figlio del duca Federico II, e Caterina d'Austria (1549).) La raccolta di arazzi giunta fino a noi non è che una piccola parte dei tesori dei tre figli di Isabella: un arazzo che fu del duca Federico II, ventuno di Ercole e trenta di Ferrante, per un totale di 52 opere identificate, contro i 386 pezzi risultanti dagli inventari. La mostra attualmente in corso, curata da Guy Delmarcel in collaborazione con Nello Forti Grazzini, Stefano L’Occaso e Lucia Meoni, si divide in tre sedi: 34 arazzi esposti a Palazzo Te (risalenti al periodo rinascimentale), 9 arazzi degli Atti degli Apostoli presenti a Palazzo Ducale (copie della serie della Cappella Sistina), 3 arazzi Millefiori forse di Isabella d’Este e i 6 arazzi che raffigurano gli episodi della Vita di Cristo esposti al Museo Diocesano di Mantova, tratte dal Nuovo Testamento e dagli Atti degli Apostoli: La ‘Trasfigurazione’, L’‘Incredulità di San Tommaso’, L’‘Ascensione di Cristo’, La ‘Pentecoste’. Da recenti studi si è arrivati ad assegnare la realizzazione di queste opere a Henri Lerambert, pittore di corte di Enrico IV proprio negli anni in cui il vescovo Francesco risiede a Parigi in qualità di nunzio apostolico. I disegni preparatori degli arazzi, presenti in mostra sono un prestito della Biblioteca Nazionale di Parigi, realizzati per un parato oggi perduto e originariamente destinato alla chiesa di Saint-Merry. La maggior parte di essi sono stati realizzati da artisti fiamminghi su disegno di maestri come Mantegna, Raffaello e Giulio Romano. Il visitatore viene guidato alla scoperta di questi grandiosi manufatti con una utile guida breve della mostra edita da Skira, che riserva invece il catalogo generale all’approfondimento degli studi, presentato da Daniela Ferrari, Direttrice dell’Archivio di Stato di Mantova che tutela e valorizza in primis l’archivio Gonzaga, terreno fecondo per le felici ricerche di Clifford M. Brown, studioso al quale la città di Mantova, su iniziativa della Ferrari, ha voluto manifestare la propria riconoscenza conferendogli la cittadinanza onoraria nel 2009. Questo evento ha potuto essere realizzato anche grazie al contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Fondazione Banca Agricola Mantovana.Palazzo Te – Viale Te 13, Mantova; Tel. 0376-323266; www.centropalazzote.it Orari: lunedì: 13-18, martedì-domenica: 9-18 (chiusura biglietteria 17.30) Museo Diocesano Francesco Gonzaga – Piazza Virgiliana 55, Mantova; Tel. 0376-320602; www.museodiocesanomantova.it; Orari: Lunedì: 15-17.30; martedì-domenica: 9.30-12 e 15-17.30 Museo di Palazzo Ducale – Piazza Sordello 40; Tel. 0376 224832 (Biglietteria) www.mantovaducale.beniculturali.it; Orari: martedì-domenica: 8.15-19.15 I biglietti costano dagli 8 ai 10 euro. La prenotazione è obbligatoria per i gruppi, e consigliata per i singoli, vista l’affluenza di visitatori prevista. Il biglietto d’ingresso consente la visita gratuita anche al Museo della Città di Palazzo San Sebastiano e al Museo Diocesano Gonzaga. Fabio Giuliani
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