Roberto Longhi, il più grande professore, critico, scrittore di storia dell’arte del Novecento nacque ad Alba nel 1890. Allievo a Torino di Pietro Toesca, qui si laureò con una tesi sul Caravaggio nel 1911. Si trasferì quindi a Roma per perfezionarsi con Adolfo Venturi e divenne docente, prima all’Università di Bologna dalla quale venne una schiera di suoi straordinari allievi come, ad esempio, Francesco Arcangeli e Pier Paolo Pasolini, poi all’Università di Firenze con il suo folto seguito di seguaci come Giovanni Testori, Oreste Marini, Maria Luisa Ferrari, Antonio Boschetto, Mina Gregori, curatrice della mostra odierna e Presidente della Fondazione Longhi. Longhi fondò la rivista ‘Paragone’, famosa nel mondo per i suoi interventi propositivi che portarono luce ad alcuni artisti elevandoli tra i grandi dell’arte, curando poi la famosa mostra ‘I pittori della realtà in Lombardia’ a Palazzo Reale di Milano nel 1953. L’esposizione attuale presenta un manipolo di opere rintracciate dal suo infallibile occhio nella scoperta del bello. Si inizia dal Trecento e dal Tardo Gotico bolognese per continuare con la scoperta del Rinascimento ferrarese e del Cinquecento con una ‘Giuditta’ di Battista del Moro, qui presente. Ma il merito maggiore di Roberto Longhi è stata la ricostruzione della figura del Caravaggio, indicandone i precedenti nel Cinquecento lombardo. Dalla mostra da lui curata sull’autore nel 1951, sempre a Palazzo Reale di Milano, sono partiti tutti gli studi sul pittore con appassionata e talvolta polemica partecipazione internazionale; logica quindi la presenza, ora in mostra, del ‘Ragazzo morso dal ramarro’ capolavoro del Merisi. Fin dal 1943 egli poi costruì la prima struttura storiografica della cerchia dell’artista, tuttora base di riferimento per gli studi. Fra i caravaggeschi sono qui in esposizione esemplari eccelsi di Carlo Saraceni e un dipinto di Orazio Borgianni, per la prima volta definito caravaggesco proprio da Longhi. Fra i seguaci stranieri troviamo Valentin de Boulogne, Baburen, Stomer, Ribera. Perché questa mostra a Padova? Perché qui si trova uno dei capolavori di Giotto, la Cappella degli Scrovegni, ed è proprio da lui che cambia tutto in pittura: un nuovo modo di rappresentare i mondo con semplicità e reale consistenza di tutte le cose, siano volti, corpi, tessuti, montagne; un primato italiano anche nell’uso dell’ombra sulle guance a renderle concrete nella loro fisicità. Per comprendere meglio le predilezioni del grande critico leggiamo un brano di una lettera or ora rintracciata da Maria Cristina Bandera, direttore della Fondazione, indirizzata a Costantino Baroni, direttore dei Civici Musei Milanesi, che ci illustra quali avrebbero dovuto essere i dipinti necessari: “(…) Una mostra del Caravaggio non si fa senza presentare tutto o quasi Caravaggio…io vedrei la mostra aprirsi con un gruppo ristretto maintenso e significativo fra ‘precedenti’ e cioè almeno due Savoldo, due Moretto, uno o due Moroni, due Lotto, la ‘Santa Caterina’ di Antonio Campi; e dopo la mostra ‘completa’ del Caravaggio seguitare con i caravaggeschi diretti…i caravaggeschi neerlandesi del secondo decennio…forse uno o due Velasquez e uno Zurbaran. E chiudersi con la ripresa bergamasca bresciana rappresentata da pochi numeri di Baschenis e di Ceruti che ciportano fino al ‘700. Questo secondo me il programma.” Quindi il semplice e naturale per lui è il sommo dell’arte. Catalogo: 24Ore Motta Cultura. In piazza Eremitani sorge il complesso dei Musei Civici che raggruppa il Museo Archeologico e il Museo d'Arte Medioevale e Moderna . I Musei sono ospitati nei chiostri dell'ex convento dei frati Eremitani. E' annesssa al complesso la Cappella degli Scrovegni .
Musei Civici agli Eremitani – Piazza Eremitani, Padova Fino al 28 Marzo 2010; orari: da martedì a domenica 9-19 Informazioni e prenotazioni: Tel. 049-2010102; www.caravaggiolottoribera.it
Fabio Giuliani
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