Gli anni '80 sembrano vicinissimi eppure le università e le accademie sono piene di persone che all'epoca non erano ancora nate e che poco o nulla sanno di quel periodo, contrassegnato da luci ed ombre, ma ha avuto un'importanza fondamentale dal punto di vista storico e artistico. Anche se il decennio si è aperto negativamente con la strage di Ustica e quella di Bologna, l'attentato al Papa e la diffusione dell'AIDS, ed è proseguito con eventi drammatici come il disastro di Chernobil, non si possono dimenticare, infatti, alcuni avvenimenti davvero straordinari, come la caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda, o, per quello che ci riguarda, il ritorno alla pittura e l'evoluzione del sistema dell'arte. È in questo periodo, infatti, che l'arte, abbandonate le tendenze minimaliste e concettuali degli anni precedenti, comincia a essere apprezzata da un pubblico più vasto, diventa una vera e propria fonte di business e le gallerie iniziano a strutturarsi in modo più organizzato e professionale. Non solo all'estero, ma anche in Italia, e soprattutto a Milano, che diventa, dopo tanto tempo, una delle città più interessanti dal punto di vista propositivo. A fare dell'Italia il "crocevia del mondo" sono diversi fattori, tra cui la sua posizione geografica al confine tra Est e Ovest, la moda e l'arte. Tra il 1978 e il 1979 Achille Bonito Oliva sancisce, infatti, la nascita di un nuovo movimento, la Transavanguardia, che è considerata una delle esperienze più originali e riuscite del Postmoderno. Anche se gli artisti che ne fanno parte - Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino - guardano al passato, al Novecento italiano, alla Metafisica, a Scipione, a Mafai, ai pittori degli anni '30 e '40, lo fanno, infatti, per creare qualcosa di diverso, eclettico e trasversale, che oggi verrebbe definito "glocal" per il fatto di mescolare caratteristiche locali e universali. Il loro linguaggio è così potente e vitale, che in poco tempo diventa un punto di riferimento per gli artisti europei e americani. A beneficiarne comunque è anche l'arte italiana del primo '900, che fino ad allora era rimasta pressoché sconosciuta all'estero e ora viene giustamente rivalutata. L’iniziativa attuale, curata da Marco Meneguzzo, ripercorre le vicende artistiche di quel decennio, contrassegnato dal ritorno alla pittura e da un'esplosione di colore e vitalità, proponendo un centinaio di lavori, realizzati dai più importanti autori italiani e internazionali, che hanno operato, da soli o in gruppo, in quell'arco di tempo. Accanto ai principali esponenti della ‘Transavanguardia’, si possono vedere i ‘Nuovi Selvaggi’ tedeschi, sicuramente i più esasperati, intensi e ‘violenti’ data la situazione del loro paese, i ‘graffitisti’ statunitensi, la ‘Young British Sculpture’, gli Anacronisti’ italiani e la ‘Figuration Libre’ francese. Le opere esposte, oltre 100, molte delle quali di grandi o grandissime dimensioni, arrivano da importanti raccolte pubbliche e private italiane, ma soprattutto dalle seconde. Negli anni '80 si intensificano, infatti, gli acquisti dei privati, che comprano soprattutto per investimento o per darsi un tono. L'arte, infatti, è diventata ormai uno status symbol e tutti pensano che basti possedere una collezione per dimostrare di avere ricchezza e cultura. Per problemi di spazio, il percorso espositivo è stato suddiviso in due diverse sedi, che, essendo raggiungibili a piedi, invitano a conoscere le strade e i palazzi della città. Al Serrone della Villa Reale trovano posto gli artisti italiani (Mariani, Salvo, Schifano, Ontani, Cucchi, Chia, Clemente, De Maria, Paladino) e quelli tedeschi (Fetting, Middendorf, Baselitz, Lüpertz, Kiefer, Penck), che sono affiancati dai principali artisti spagnoli (Barceló), svizzeri (Disler), francesi (Combas, Garouste), cecoslovacchi (Milan Kunc), dei Paesi nordici (Per Kirkeby) ecc. I lavori esposti sono tutti pittorici ad eccezione di quello di Kapoor, che è stato messo qui per problemi di peso, ma avrebbe dovuto trovare ospitalità all'Arengario, assieme alle opere degli artisti anglo-americani, ai quali è sicuramente più vicino per provenienza e interessi. Anche se non mancano pittori (Halley, Schnabel) e writers (Haring, Basquiat), si può notare, infatti, una marcata tendenza alla realizzazione di opere scultoree e installazioni (Cragg). Tutti questi artisti rappresentano quindi quel discusso periodo attraverso quell'esplosione di colore e di vitalità che furono la pittura e la scultura di quegli anni, che per alcuni simboleggia il riflusso edonistico di quel decennio, per altri il ritorno in forze dell'espressività più autentica e immediata. Grazie a un'audioguida, realizzata da Storyville, i visitatori hanno la possibilità di immergersi nel vivace e controverso mondo degli anni '80, raccontato da chi lo ha vissuto in prima persona. Gli inviati in quel tempo di sviluppo e benessere, che molti considerano effimero e superficiale, ma ha prodotto risultati stupefacenti sul piano culturale, politico e sociale, sono Marco Meneguzzo, Luca Beatrice, Beppe Finessi, Marco Foroni, Michela Gattermayer, Franco Raggi, Vincenzo Sparagna. La mostra è accompagnata da catalogo edito da Silvana Editoriale e da un vasto programma di visite guidate, laboratori ed eventi collaterali, che prendono in considerazione la musica, il design, il cinema e la letteratura dell'epoca e aiutano a rivivere l'atmosfera di quegli anni di transizione e trasformazione, che oggi stanno tornando prepotentemente di moda. Serrone della Villa Reale (Viale Brianza, 2) e Arengario (piazza Roma) – Monza (MB) Fino al 14 Febbraio 2010; orari: da martedì a domenica 10-18.00; lunedì chiuso Ingresso: intero 9 Euro, ridotto 7 Euro, ridotto speciale scuole 3 Euro, valido per entrambe le sedi Informazioni: Coordinamento organizzativo e promozione: CIVITA, Tel. 02 43353522 Sito Internet: www.glianni80.it Fabio Giuliani
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