Il 1° gennaio 2004 si è aperto con importanti novità per gli animali. Sono entrati in vigore, infatti, nuovi obblighi di legge per alcuni settori d’allevamento, che prevedono:
1. cessazione definitiva dell’ingozzamento forzato di anatre e oche, il cosiddetto “gavage”, che finora in Italia ha costretto a questo crudele trattamento 25.000 animali l’anno.
2. Fine della dolorosa e sistematica pratica di spiumatura di volatili vivi per le imbottiture di piumini e piumoni.
3. Sostituzione obbligatoria degli allevamenti in box per i vitelli cosiddetti “a carne bianca” -1.100.000 vitelli macellati ogni anno in Italia - con allevamenti liberi in box multipli.
4. Obbligo di etichettatura delle uova: oltre 12 miliardi di queste prodotte l’anno solo in Italia dovranno possedere l’indicazione del metodo di allevamento impiegato.
“Iniziamo il nuovo anno celebrando questi importanti progressi legislativi che trasformano l’attenzione dei cittadini italiani ed europei per i diritti degli altri animali in norme vincolanti per tutti – ha dichiarato il presidente della LAV Adolfo Sansolini – Solleciteremo controlli per evitare che come in altri casi, anche recenti, qualcuno tenti di dimenticare gli obblighi di legge, invitando chiunque abbia notizie utili in merito a contattarci al numero 06 4461325 o all’e-mail lav@infolav.org”.
1. Ingozzamento forzato
Nel 2001, attraverso il Decreto Legislativo 146 (Gazzetta Ufficiale n.95 del 24 aprile 2001), approvato grazie all’allora ministro delle Politiche Agricole Pecoraro Scanio, è stato inserito nel recepimento della direttiva europea 98/58, il punto 19 dell’Allegato: “A partire dal 1° gennaio 2004 è vietato l’uso dell’alimentazione forzata per anatre e oche”. In caso di violazione di tale Direttiva, è prevista una sanzione pecuniaria amministrativa da un minimo di 1.549 euro ad un massimo di 9.296 euro. “Nel caso di reiterazione delle violazioni la sanzione amministrativa pecuniaria è aumentata sino alla metà ed è disposta la sospensione dell’esercizio dell’allevamento da uno a tre mesi facendo, comunque, obbligo a chi spetti di salvaguardare il benessere degli animali”.
“L’Italia si allinea così a Paesi che hanno già previsto tale divieto come Austria, Inghilterra, Finlandia e grandi produttori come Polonia ed Israele. Ciò speriamo possa condizionare anche Francia e Belgio che hanno il negativo record di ingozzamento forzato”, dichiara Gianluca Felicetti, responsabile LAV Rapporti Istituzionali.
Il foie gras, alimento spacciato per prelibato è in realtà il fegato di oche e anatre gonfiato in modo abnorme per ingozzamento (gavage), tanto da provocare in questi animali una malattia denominata steatosi epatica. Il “gavage” è un trattamento lungo, dura infatti dalle due alle quattro settimane, durante le quali viene sparata direttamente nel gozzo degli animali, dalle tre alle otto volte al giorno, una palla di mais cotto e salato dal peso di circa 400/500 grammi. L’ingozzamento viene praticato attraverso un tubo metallico di circa 28 centimetri di lunghezza che viene infilato nella gola di anatre e oche causando, tra l’altro, lesioni e fratture del collo e lesioni del gozzo con conseguenti infezioni e soffocamenti.
2. Spiumatura di volatili vivi
Anche la spiumatura di volatili vivi è ormai vietata definitivamente dal 1 gennaio, come previsto dal già citato Decreto Legislativo 146 (Gazzetta Ufficiale n.95 del 24 aprile 2001), con le stesse sanzioni di cui sopra per i contravventori. Stop quindi anche a questa pratica che, effettuata senza alcun minimo rispetto per l’animale, con tempi ridottissimi ed “automatizzati”, non è collegata all’uccisione per fini alimentari ma è una vera e propria industria parallela a quella della carne.
3. Box singoli per vitelli “a carne bianca”
Il Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n.533 “Attuazione della direttiva 91/629/CEE che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli” ha fissato il termine del 1° gennaio 2004 come quello inderogabile per passare dall’allevamento costretto in box singolo alla catena, per gli impianti costruiti prima del 1994 - allevamento fortemente innaturale, con una dieta liquida che non permette l’entrata in funzione di tre dei quattro stomaci dei bovini, e oggetto di massicci interventi farmacologici - all’allevamento libero in box multiplo per i vitelli cosiddetti “a carne bianca”.
Sanzione prevista, oltre a quanto previsto dall’articolo 727 del Codice penale contro il maltrattamento degli animali: “Salvo che il fatto costituisca reato, chi viola le disposizioni di cui all’art.3, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1549 a 9296 euro”.
Una nota ufficiale del 22 gennaio 1999 a firma del direttore generale della Sanità Pubblica Veterinaria, dott. Marabelli, ha chiarito espressamente che “non sono ammissibili deroghe sulla base delle norme vigenti”, deroghe richieste da una parte del mondo dell’allevamento e dell’importazione attraverso Assocarni ed Uniceb.
“Il rispetto di questo obbligo di legge eviterà ulteriori maltrattamenti ai vitelli e, peraltro, distorsioni alla concorrenza per coloro che si sono già messi in regola anche con grandi investimenti – prosegue Gianluca Felicetti della LAV - Un primo passo, speriamo accompagnato da scelte etiche personali sui consumi che abbatterebbero alla radice il problema. Ci auguriamo che i necessari controlli sullo stato di applicazione della legge offrano risultati confortanti”.
4. Etichettatura delle uova
Dal 1° gennaio scatta anche l’obbligo di etichettatura degli imballaggi delle uova, secondo il metodo di allevamento degli animali, usando esclusivamente una delle tre diciture che seguono: Uova da allevamento all’aperto – Uova da allevamento a terra – Uova da allevamento in gabbie; o direttamente sul guscio dell’uovo, con la dicitura: Aperto – A terra – Gabbia.
Le uova provenienti da allevamenti biologici, invece, possono riportare solamente la dicitura “da agricoltura biologica”; automaticamente, in base al regolamento (CEE) n.2092/91 ciò significa fra l’altro che provengono da allevamento all’aperto.
L’uovo è così il primo prodotto di origine animale a dover essere etichettato anche con l’indicazione del sistema di allevamento utilizzato, anche in applicazione della direttiva 1999/74/CE del Consiglio del 19 luglio 1999 (Decreto Legislativo 267 del 2003 in Italia) che abolirà le gabbie convenzionali in batteria del 1° gennaio 2012. Il sistema di etichettatura diventa dunque obbligatorio trasformando quello che era un regime volontario regolamentato in Italia, da ultimo, dal Decreto del Ministro delle Politiche Agricole 19 giugno 2002 che ha istituito l’Albo nazionale dei produttori che allevano galline ovaiole. Con questo sistema di etichettatura il consumatore potrà evitare di essere ingannato da immagini o diciture fuorvianti, potendo distinguere facilmente un uovo di batteria da uno proveniente da galline allevate a terra o all’aperto.
“In attesa del bando delle gabbie di batteria che in Italia condannano ogni anno 40 milioni di galline a vivere senza poter neppure muovere un’ala, confidiamo in scelte anticipate da parte dei consumatori grazie all’obbligo di etichettatura che garantirà una maggiore trasparenza nell’acquisto di uova – dichiara il presidente della LAV Adolfo Sansolini – Grazie ad anni di battaglie animaliste, ora i consumatori hanno ogni informazione utile per evitare di acquistare uova da allevamento in gabbia, preferendo quelle – peraltro più nutrienti - di galline che non sono state private della libertà di movimento e/o della luce naturale”.