Nato a Porto Empedocle (Agrigento) nel 1925 , Andrea Camilleri vive da anni a Roma.
Regista, autore teatrale e televisivo,ha scritto saggi sullo spettacolo. Sin dal '49 lavora come regista e
sceneggiatore; in queste vesti ha legato il suo nome alle piu' note produzione poliziesche della tv italiana: quelle che
avevano come protagonisti il tenente Sheridan e il commissario Maigret.
Col passare degli anni ha affiancato a questa attivita' quella di scrittore; e' stato autore infatti di
importanti romanzi di ambientazione siciliana nati dai suoi personali studi sulla storia dell'isola. Il grande successo e'
poi arrivato con l'invenzione del Commissario Montalbano, protagonista di romanzi che non abbandonano mai le ambientazioni e
le atmosfere siciliane e che non fanno alcuna concessione a motivazioni commerciali o a uno stile di piu' facile lettura.
Alla gia' ricca bibliografia di A. Camilleri oggi si aggiunge un interessante viaggio fotografico
all'interno dei
luoghi descritti e raccontati attraverso il commisario Salvo Montalbano.
E' un'isola dalla bellezza ammaliante e dalle mille contraddizioni, dalla luce accecante e dagli inquietanti
chiaroscuri la Sicilia che Andrea Camilleri racconta nei romanzi storici e nelle avventure del commisario Salvo Montalbano.
Pagine fortemente evocative, che sprigionano con prepotenza il fascino di una terra alla quale l'autore si sente
inscindibilmente legato, e di cui immortala, nella sua inconfondibile e straordinaria lingua, quella sorta di teatralita'
intrinseca che tanto la caratterizza.
Di tutto ciò questo libro rende atto, inanellando un racconto per immagini suggestivo ed efficace e
accompagnando il lettore in un viaggio appassionante nello splendore delle coste isolane, nella luce delle chiese barocche,
nei cupi verdi e marroni delle zone aride dell'interno.
Scrive Paolo Nicita su La Repubblica il 12.9.2003 :
«Il posto solito era la spiaggetta di Puntasecca, una corta lingua di sabbia sotto una collina di marna
bianca, quasi inaccessibile via terra, o meglio accessibile solo per Montalbano e Gegè che fin dalle elementari avevano
scoperto un sentiero già difficoltoso a farselo a piedi».
Eccola la spiaggia di Capo Rossello a Porto Empedocle, raccontata ne "Il cane di terracotta", la cui
descrizione letteraria adesso cammina parallelamente alle immagini di Giuseppe Leone nel libro "La Sicilia di Andrea
Camilleri - Tra Vigàta e Montelusa", curato da Salvatore Ferlita, con un testo di Paolo Nifosì e pubblicato dalle edizioni
Kalòs (118 pagine, 20 euro). Tra luoghi veri e angoli di Sicilia inventata due volte - prima dalla penna di Camilleri e poi
dalla trasposizione televisiva - il libro delinea così una nuova geografia dell´Isola, dove la realtà cade nelle maglie di
una visione da fata Morgana.
E il gioco del vero e del falso continua per tutte le pagine: e così, «tampasiannu e discurrennu» | con
Camilleri, si sfogliano le pagine dell´isola che non c´è, ma che esiste realmente. Ed è lo stesso Camilleri a far da cicerone
ai luoghi dei suoi libri, conversando amabilmente con amici e fan al bar del paese, firmando autografi dalle prime ore del
mattino tra un sorso di birra e l´immancabile sigaretta tra le labbra. E che in barba alle dissuasive scritte da necrologio
apparse sui pacchetti dice: «Ne fumo tre pacchetti e me ne fotto». Da una foto a un frammento di romanzo, il viaggio nella
Sicilia di Camilleri è un modo per ripercorrere luoghi conosciuti senza averli mai visti, e a questa defaillance tra ciò che
si conosce solamente dalle narrazioni televisive e letterarie corrono in aiuto le immagini di Giuseppe Leone, che dà
l´opportunità di conoscere le volute barocche di Ragusa e Modica, spiagge bianche, paesaggi assolati e rigogliosi e antiche
dimore nobiliari.
E a proposito della lingua di Camilleri, il suo elemento di peculiare riconoscibilità e fortuna, Ferlita la
pone in parallelo con quella della traduzione di Euripide in siciliano fatta da Luigi Pirandello nel 1918. Somiglianze
notevoli, per cui Ulisse e Catarella scoprono di avere molti punti in comune.