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a cura della redazione
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Romanziere, n. a Vicenza. Seppe sorprendere, con stile facile, le più delicate sfumat. del sent. umano. Cattolico, ma spesso sconfinante oltre i lim. dell’ortodos., scatenò innum. polem. e fu messo all’indice dalla Chiesa di Roma. Autore di Piccolo mondo antico, capolavoro di semplicità e di grazia. Altre sue opere furono: Leila, Il santo, Mirando, Daniele Cortis, Il mistero del poeta, ecc. Vicentino, come lo Zanella, il – ebbe qualche affinità con il cantore della Conchiglia fossile. Anch’egli, innamorato della fede e rispettoso della scienza, fu, per tutta la vita, tormentato da uno sforzo romantico di conciliazione fra il dramma del pensiero e quello dell’anima, fia il contrasto della ragione e quello della fede, tra l’urto del sentimento e quello della coscienza, tra i moti dell’intelletto e quelli del cuore. Tale sforzo, fallito dal punto di vista filosofico e storicistico, fu artisticamente reso. Si può dire, anzi, che è proprio in questo fallimento il pathos avvivante della tragedia dei personaggi fogazzariani; che, precisamente, in questa mancata conciliazione e nella catarsi purificatrice a cui essi pervengono, quando non soccombono, è il centro di una narrativa che non vuole essere fine a se stessa, ma vuol conquistare un contenuto altamente etico, relig. e sociale. Non vi è dubbio che Piccolo mondo antico raggiunga l’equilibrio stabile, di tutti gli elementi creativi del vicentino; ma anche nel Piccolo mondo moderno, nel Santo, nel Mistero del poeta, in Leila, il – ci fa assistere alla evoluzione del suo cosmo ideale e artistico, con alti e bassi, ombre e luci, costruzioni e impasti di varia esperienza e vasto ciclo; anche in quei romanzi ci dà paesaggi e creature indimenticabili. Le famose donne del – non sono mai falsate, né snaturate, né letterarie. Sono donne vive di un mondo romantico, espressioni di un tormento e di una crisi sociale che investe la natura femminile, in quella singolare zona in cui le ha poste lo scrittore. Gli eroi dei romanzi fogazzariani, Daniele Cortis, Benedetto Maironi, ecc., non sono né astratti, né avulsi dalla vita. Essi slittano oltre la realtà, perché sono sognatori in azione e perseguono, in campi diversi, una loro idea praticamente inattuabile. Appaiono, a volte, sfocate queste figure; a volte, la tesi ha il sopravvento; le costruzioni, a volte, mostrano la costura; lo stile non sempre si identifica con la rappresentazione; l’umorismo è limitato alla macchietta. E’ vero. Ma di fronte a codeste inefficienze stanno creature fissate nel calco del tempo. Uno scrittore che ha saputo plasmare la sensibile trepida vita di Ombretta, la dolorosa e umana figura di Luisa, e i volti vividissimi di tutta una folla di secondo e terzo piano nella Valsolda e incidere nel dramma spirituale di Pietro e Franco Maironi e dar colore nuovo e pur vero ai quadri della natura, merita attenzione e simpatia (1842-1911).
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