Il suo nome le deriva dalla formazione
di coaguli venosi principalmente nelle gambe, che avviene in seguito a lunghi periodi di inattività a cui si è costretti quando si viaggia in aereo in classe economica.
Una volta formatisi, i coaguli possono arrivare a colpire i polmoni, il cervello o il cuore, e causare ictus o attacchi cardiaci. Non tutti sono d'accordo nel chiamare così questo fenomeno.
Secondo John Scurr , chirurgo britannico che ha studiato la sindrome, un nome più appropriato sarrebbe "Trombosi da viaggio", giacché le ricerche hanno mostrato che si tratta di un problema comune legato a qualsiasi tipo di viaggio o lungo periodo di inattività.
Infatti, un comitato di esperti che si è riunito a Ginevra di recente su invito dell'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha stabilito che a rischio di trombosi venosa può essere qualsiasi altro viaggiatore costretto ad affrontare un lungo viaggio in condizioni di immobilità.
Non è immune ai rischi neanche chi fa un lavoro d'ufficio, per quanto sia abituato a rimanere incollato alla scrivania per ore ed ore. Per non rischiare di rimanere vittima di questa malattia, è importante rispettare alcune regole durante il viaggio o lavoro.
Ad esempio, è meglio consumare un pasto leggero e consumare bevande non alcooliche che, come consiglia un gruppo di ricercatori giapponesi, aumentano i livelli di ossigeno nel sangue e nel cervello. Un maggior afflusso di ossigeno, infatti, facilita la circolazione, diminuendo la possibilità che si formino coauguli nelle vene.
I medici consigliano di evitare alcool e caffeina e di alzarsi e camminare spesso per sgranchire gambe e caviglie, una raccomandazione, però, non condivisa dalle compagnie aeree, costantemente preoccupate