Vivo in un paese il cui debole corpo è stato recentemente
straziato da una guerra durata cinque anni. Per questi paesi è un ciclo
naturale che si ripete regolarmente, per ragioni incomprensibili a persone
ragionevoli, con ritmi che non permettono a nessuna generazione, tanto meno
alla mia, di evitare una tale esperienza. Qui il passare del tempo, la
maturazione di coscienze e lo sviluppo della democrazia non influiscono
minimamente sul periodico scambio di opinioni attraverso i mirini. Vivo in
un paese dove, ad esempio, i referendum, come il più antico modo di
espressione civilizzata dell'opinione popolare, vengono organizzati solo per
le questioni che apertamente portano a nuovi conflitti. Di qualsiasi tipo. I
nemici ci sono sempre, no? Se no, tanto peggio per loro. Ce li inventiamo.
Ho dimenticato di dire: amo il mio paese, per quanto sia
imperfetto. In fin dei conti, chi è perfetto?
Ammetto però che delle volte non è facile vivere in un paese
dove il volume dell'inno nazionale è più importante di una pancia piena. Va
bene, alcuni sono più musicali degli altri, ma quando si tratta di inni,
basta un buon orecchio. Per sentirlo in tempo. Si tratta solo di pratica.
L'abitudine è l'altra natura, no? Mano sul cuore, è un po' irritante vivere
in un paese dove il passato è più importante del presente, dove nessuno
pensa al futuro perchè è talmente incerto che non ha scopo perdere tempo a
contemplarlo. Non ha senso giocare le proprie carte per un futuro che
qualcuno ha già perso giocando in nome tuo. Non è un modo ragionevole di
aspettare il domani. Se almeno questi giocatori autoproclamati avessero
saputo le regole principali dei giochi d'azzardo, per non parlare delle
sfumature impercettibili sulle quali spesso dipende l'esito del gioco, forse
ce la saremmo cavata meglio. Beh, col tempo ti rassegni.
È nella natura dell'uomo sperare anche quando questo non ha
senso. E ci sono anche speranze diverse. Quelle importanti, prioritarie, che
ti perseguitano sempre, e quelle secondarie, supplementari, nel caso le
prime non si avverino o qualcuno per sbaglio le proibisca. E così, come il
resto del mondo, guidato dalle proprie ansie e paure, di tanto in tanto
decido fermamente di abbandonare questa valle di lacrime per trovarne una
nuova, una valle di riserva, in qualche altro angolo del pianeta, piena di
fiori e bellezza, dove il passato è stato seppellito con dignità e nella
quale oggi vive il futuro. In qualche modo, in questi giorni mi assilla
un'altra di queste piccole decisioni.
Ma dato che la patria non puoi cambiarla ogni giorno, e dato che
il mondo è diventato un villaggio globale, mi sono messo alla ricerca della
terra promessa. Ho acceso la TV satellitare, la mia finestra sul mondo, ed
ho iniziato. Un grande choc. Invece della valle magica, sullo schermo non
smettono di cadere bombe di tutti i tipi: stupide, intelligenti, grandi,
piccole, di raggio ridotto, di raggio internazionale, senza guida, quelle
teleguidate, con grande potenza distruttiva, a potenza un po' ridotta, e poi
vengono le madri di tutte le bombe, con la loro innumerevole prole... Tra
tutte queste stelle cadenti, ogni tanto si intravvedono gli occhi di un
bambino terrorizzato, la cui casa è appena stata rasa al suolo perchè una
delle bombe intelligenti ha avuto una giornataccia; e poi vedi gli occhi
pieni di terrore di un giovane del Texas che all'improvviso, da un giorno
all'altro, a migliaia di chilometri da casa, è diventato prigioniero di
guerra... Sfollati, profughi, persone di buona volontà, e tanti senza
volontà... Nei parchi di certe belle città passeggiano uomini seri in
uniforme, con cani addestrati ad abbaiare al fiuto di problemi. A cosa gli
servono i cani? Qua la gente ha ululato fino al cielo, ma non c'era nessuno
ad ascoltare.
Dio mio, esiste ancora qualche speranza? Forse? Solo quando più
nessuno, ma proprio nessuno, oserà chiamare una bomba "intelligente".
Drazan Gunjaca (Croatia)
www.drazangunjaca.net