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ROMA - Il mondo dell’infanzia, dell’adolescenza e della pubertà è sempre più fatto di plastica. Purtroppo. Gli strumenti d’uso quotidiano, i giocattoli, il materiale scolastico, i contenitori delle bevande, perfino gli accessori d’abbigliamento sembrano dover rispondere soltanto a logiche di praticità e di profitto, trascurando invece aspetti ben più seri e preziosi quali l’igiene e la salubrità. Alla crescente sensibilità verso i temi di sostenibilità ambientale e di salvaguardia della salute non sempre corrisponde l’oculatezza, da parte soprattutto dei genitori, per scelte consapevoli ed acquisti in linea con standard di sicurezza e di affidabilità. Talvolta il condizionamento (quanto disinteressato?) dettato dalla maggior parte dei media o lo spirito di emulazione finiscono per far compiere passi sbagliati e per garantire spazi crescenti alle sostanze non naturali. La vigilanza è una buona regola che dovrebbe essere applicata sin dalla prima infanzia. Infatti, dall’offerta di pannolini ed accessori per neonati ed infanti agli strumenti in uso in ambito sanitario-ospedaliero bisognerebbe pretendere materiali “garantiti” sotto tutti i punti di vista, ad iniziare indubbiamente dall’efficienza ma senza trascurare il grado di sanificazione e di sterilità. E qui scattano i primi raffronti tra i componenti che costituiscono un oggetto, ad esempio tra la plastica ed il vetro. Si prenda ad esempio una semplice siringa. Talvolta si trascura la versatilità d’uso di questo importante congegno: esistono infatti, tra l’altro, siringhe per i classici prelievi di sangue o a getto per i kit epidurali, oppure a dosaggio per uso di laboratorio; ed ancora siringhe preriempite o per prelievo di gas oppure riutilizzabili per impieghi industriali e ospedalieri. Insomma, nell’ambito del delicato e complesso terreno sanitario, le utilizzazioni di uno strumento possono essere infinite. Nonostante la plastica abbia conquistato spazi anche in questo ambito, tuttavia è comune convincimento che il vetro continui a rappresentare “l’optimum” in fatto di elemento-base della produzione di strumenti di largo consumo in ambito sanitario. Oltre alle siringhe, si pensi alle provette, ai tubi per i dosatori con relative tolleranze micrometriche, agli strumenti di controllo di produzione anche in ambito di analisi, ai cilindri ed ai pistoni in vetro, al comune tiralatte per i reparti maternità, ai biberon. Il vetro, in genere neutro al borosilicato, garantisce soprattutto un’ottima sterilizzazione in quanto resistente agli shocks termici, agli impatti, alle erosioni chimiche e alle ripetute sterilizzazioni. Da esso possono distaccarsi unicamente sodio e calcio, cioè elementi naturali, presenti perfino negli alimenti che finiscono ogni giorno sulle nostre tavole, mentre dai prodotti realizzati in altro materiale possono migrare pericolosi additivi e coloranti. Diciture, marcature e gradazioni realizzate su vetro sono garantite dalla penetrazione del colore in profondità nel materiale stesso, mentre in altri materiali spesso è sufficiente il prolungato contatto o l’abrasione per determinare il trasferimento di sostanze non proprio benefiche. Passando all’infanzia e all’adolescenza, i pericoli non cessano. Prendiamo i giocattoli, oggi per lo più realizzati in plastica. Anche se i produttori garantiscono la sicurezza per i bambini e l’assenza di sostanze nocive, l’invasione di plastica che troneggia nelle camere riservate ai bambini va analizzata criticamente sia sotto l’aspetto ecologico sia sotto quello sanitario. Il pvc è infatti una sostanza plastica derivata dal cloro e fortemente sospettata di essere cancerogena, contenendo resti di monovinilcloridi, dai quali è prodotta. Tali resti sono cancerogeni e vengono ceduti costantemente dagli oggetti che li contengono. Oltre al rischio per i piccoli, i quali utilizzano costantemente i giocattoli (spesso trattandoli anche con la bocca), l’altro rischio deriva dalle fasi di produzione e di smaltimento dei giocattoli, quando si potrebbero verificare danni all’ambiente con l’emissione di sostanze nocive. C’è da aggiungere che i pronti soccorsi degli ospedali registrano spesso casi di ingestione - da parte dei più piccoli - di giocattoli in pvc. I bambini rischiano lesioni permanenti interne causa lo scioglimento, operato dai succhi gastrici, delle sostanze ammorbidenti in pvc. Ma anche lesioni provocate dagli spigoli degli oggetti. E’ quindi basilare la massima attenzione alle tematiche della sicurezza dei giocattoli. Argomento che, a livello europeo, è fortemente acquisito e regolato. Esistono infatti la norma EN 71 e soprattutto il marchio CE che garantisce parametri in tale ambito. Analogo discorso meritano contenitori di cibi e bevande, molto utilizzati dai giovani nelle scuole ma anche nel tempo libero. Un mercato enorme, con importanti ricadute sia per l’ambiente ma anche di carattere culturale ed educativo. Il corpo umano necessita mediamente di due litri di liquidi al giorno, cioè circa 730 litri pro-capite all’anno. In Italia, negli ultimi dieci anni, il consumo medio annuo pro capite di liquidi è passato da 358 litri/anno a oltre 480, con un incremento del 35% circa. L’uso costante di contenitori di vetro per bevande commerciali alcoliche e analcoliche (acqua minerale, birra, caffè, latte, liquori, soft drink, succhi di frutta e vino) garantirebbe benefici individuali e ambientali. Attualmente, invece, le soluzioni di imballaggio – importantissime per l’affermazione di un prodotto - sono estremamente variegate: se le bottiglie di vetro dominano l’area degli alcolici, quelle di plastica sono preponderanti nell’area degli analcolici mentre nel settore del latte e dei succhi di frutta rivestono un ruolo significativo i contenitori rigidi poliaccoppiati, in quello della birra e delle bevande gassate il ruolo primario – insieme al vetro – spetta alle lattine. Esistono poi contenitori flessibili tipo “cheerpack”, bag in box, bicchierini di plastica e keg, anche se con quote di mercato inferiori alle altre categorie di imballaggi. Le scelte, in genere, sono fortemente influenzate da ragioni di marketing. Acquisti consapevoli potrebbero orientare maggiormente il mercato verso i contenitori ideali, cioè quelli in vetro, meglio se “a rendere” con cauzione.
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