Proposto un nuovo modello molecolare alla base della Corea di
Huntington.
di
Vanessa Lilliu
Un insperato passo in
avanti è stato compiuto nella conoscenza delle basi molecolari della Corea di
Huntington, una malattia che ha una incidenza variabile nelle differenti parti del mondo con
valori in Europa di circa 4-7 per ogni 100 abitanti. In Italia, studi
epidemiologici eseguiti in differenti aree geografiche hanno rilevato tassi
compresi tra 2.3 e 4.8 /100.
La Corea
di Huntington è un'affezione ereditaria degenerativa del sistema nervoso
centrale che determina una perdita neuronale in particolare a livello dei
gangli della base e della corteccia cerebrale.
Non
esistono a tutt'oggi farmaci in grado di prevenire, bloccare o rallentare la
progressione della malattia; le sostanze attualmente disponibili, benché utili,
hanno solo un effetto sui sintomi.
Conoscere le basi molecolari di una qualsiasi malattia, è di
vitale importanza nella speranza di potere sviluppare terapie efficaci.
Fino ad oggi le cause che portano a questo disturbo neurodegenerativo non sono
note, ma l’ipotesi più accreditata puntava a spiegare che la malattia era il
risultato della tossicità dell’accumulo dei frammenti di una proteina mutata
chiamata Huntingtin che contiene sequenze ripetitive di un aminoacido. Le
proteine sono catene aminoacidiche, i cui aminoacidi si succedono in un ordine
prestabilito dal nostro codice genetico. Nella Corea di Huntintong queste
catene aminoacidiche sono alterate.
Huntington è caratterizzata da movimenti involontari
patologici che conferiscono al paziente un comportamento da
"danzatore" (chorea in greco vuol dire danza), nonché da turbe
psichiche, non sempre presenti, che consistono in un deterioramento cognitivo e
in alterazioni del comportamento.
Alcuni studi di ricerca hanno dimostrato in passato che l’età di
inizio della malattia è inversamente correlata con la dimensione della zona di
ripetitività del singolo aminoacido. L'esordio avviene di solito tra i 30 e i 50 anni
(raramente in altre fasce d'età) e il decorso è lentamente progressivo e fatale
dopo 16-20 anni di malattia
Da quando la proteina di Huntingtin mutata fu scoperta nel 1993 questa è
diventata oggetto di studio di molti ricercatori.
Ora Cynthia McMurray e Roy Dyer della Clinica Mayo a Rochester,
Minnesota, potrebbero essere venuti a capo di un puzzle importantissimo: la via
per la quale le sequenze ripetitive dell’aminoacido potrebbero portare allo
sviluppo della malattia. Per arrivare a questo nuovo modello molecolare i
ricercatori hanno studiato la proteina Huntingtin proveniente dal cervello
umano, da topi transgenici e da colture
cellulari.
La loro scoperta e il modello molecolare che ne è risultato è del tutto nuova e
stravolge l’ipotesi fino ad oggi
ritenuta più accreditata. Contrariamente a quello che si poteva predire la
proteina mutata Huntingtin è più resistente all’enzima che normalmente
proteolizza (frammenta) la proteina normale di Huntingtin. Questa maggiore
resistenza alla proteolisi farebbe si che la proteina mutata si accumuli
integra nelle cellule. I ricercatori hanno dimostrato che la proteina mutata e
non frammentata accumulandosi è in grado di sequestrare quantitativi di
proteine normali integre e di proteine frammentate per proteolisi.
I risultati della ricerca di Cynthia McMurray and Roy Dyer propongono un nuovo
modello molecolare indicante che la disfunzione neurodegenerativa che da luogo
alla corea di Huntington è dovuta alla poca disponibilità di proteina di
Huntingtin normale, risultato del sequestro di essa da parte della la proteina
di Huntingtin mutata che si accumula perché più resistente alla proteolisi.
Questa capacità di sequestro della proteina mutata di Huntingtin fa si che
nella cellula si formino aggregati tossici e che la proteina di proteina
Huntingtin normale e altre non possano svolgere il loro ruolo fisiologico.
L'autrice,
Vanessa Lilliu, è Biologa, specializzata in Farmacologia, ha lavorato
come ricercatrice presso la Clinica di Neuropsichiatria Infantile del
Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Cagliari e nel Laboratorio di
Neurobiologia Cellulare, Molecolare e
dello Sviluppo dell'Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica del CNR di
Napoli, è Coordinatore Scientifico e Art Director di Bio-Sfera Magazine