Sta diventando una tradizione per la citta' di Arezzo, grazie anche al forte sostegno di BancaEtruria, offrire ai visitatori la possibilita' di ammirare i suoi tesori. Cos'e' e' stato nell'aprile del 2000 per il ciclo degli affreschi di Piero della Francesca e nell'aprile 2001 con il restauro del crocifisso di Cimabue.
Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica da sabato 6 aprile 2002 la visita alla Citta' si arricchira' dell'apertura al pubblico dell'antica e nobile dimora del grande antiquario e collezionista Ivan Bruschi, fondatore tra l'altro della prestigiosa Fiera Antiquaria di Arezzo.
Prima della sua scomparsa nel 1996, l'antiquario ha voluto affidare la cura delle varie collezioni racchiuse nella sua Casa alla Fondazione Ivan Bruschi, amministrata dalla BancaEtruria.
Il compito di tradurre in un'entita' museale nel rispetto del collezionista una dimora ricca delle piu' diverse opere e curiosita' e' stato affidato al Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali della Scuola Normale di Pisa, sotto la direzione della Prof.ssa Paola Barocchi.
Dopo anni di accurato lavoro la Casa di Ivan Bruschi svela i suoi tesori. Dietro la bella e severa facciata del Palazzo del Capitano del Popolo si potranno ammirare pregiate opere d'arte, reperti e curiosita' in un percorso sapientemente misurato tra l'ecclettico e lo scientifico, costruito nel rispetto della partecipata identificazione che Ivan Bruschi aveva profuso nella sua attivita' di collezionista.
Con questo ulteriore progetto strutturale BancaEtruria conferma nuovamente la partecipazione attiva alla promozione culturale ed economica del territorio su cui e' storicamente radicata.
Sara' pubblicato, inoltre, un volume/guida sulle collezioni.
Nella Basilica di Santa Maria della Pieve sabato 6 aprile alle ore 21 BancaEtruria offre alla Citta' di Arezzo un concerto pubblico eseguito dall'orchestra della Fondazione Arturo Toscanini di Parma, diretta dal M. Salvatore Accardo nella duplice veste di direttore e solista. Il programma comprende musiche di Beethoven e di Mendelssohn.
IL PALAZZO DEL CAPITANO DEL POPOLO O DELLA ZECCA
Ubicato davanti alla famosa Pieve romanica di S. Maria, nella parte alta della citta' storica dove sono conservate le memorie piu' insigni e le sedi secolari delle autorita' cittadine, l'edificio fu di proprieta' dei Lodomei e poi dei Camaiani, la famiglia guelfa che ne venne in possesso nel '300. Il Palazzo divenne poi la residenza degli Ufficiali di Gabella e nel secolo successivo la sede degli Ufficiali pubblici fiorentini.
Il Palazzo del Capitano conserva questo nome perche' probabilmente e' stato la sede della Parte Guelfa di Arezzo e forse del Capitano di Giustizia. L'altra denominazione di Palazzo della Zecca trova conferma in un documento ecclesiastico della meta' del XIII secolo che attesta la cessione dei diritti di zecca dal Vescovo al Comune e la facolta' di battere moneta nei locali del palazzo dedicati a questo scopo (il bulgano).
L'origine del Palazzo risale al secolo XIII quando venne costruito su un edificio ancora piu' antico. La sua storia e' in parte raccontata dagli stemmi posti sulla facciata dell'edificio. Quelli ancora leggibili, inseriti nella facciata a rompere l'ordine originario della tessitura muraria, raffigurano gli emblemi del Comune di Arezzo (croce d'oro in campo rosso), della famiglia Camaiani (fondo turchino con una banda d'oro di traverso ed in cima un rastrello rosso con tre gigli d'oro tra i denti) e del Comune di Firenze (il giglio).
La bella e severa facciata del Palazzo e' a conci regolari di pietra serena, posti in risalto dalla visione prospettica e dal gioco di luci che le conferisce la singolare posizione sul forte piano inclinato di Via dei Pileati.
L'entrata al Palazzo conferma l'impressione di severita' tipicamente toscana che, nella penombra dell'ampio ingresso, diviene armoniosa ed austera. Le alte pareti, valorizzate da un prezioso lapidario e coperte da volte a crociera su peducci in pietra serena e il gioco volumetrico del corridoio che segue al primo atrio di accesso, conducono al chiostro interno in stile quattrocentesco, ravvivato al centro da un antico pozzo e da una loggia con colonne in pietra serena dai pregevoli capitelli a foglie di acanto. Seguendo il percorso prospettico del piano terra, definito in lontananza dalla sorgente luminosa del secondo cortile, si accede ad ampie sale coperte a volte. Eleganti e sempre connotati da austerità i saloni del primo piano in cui si possono ammirare i soffitti lignei ben conservati e dalle cui finestre si ha un’insolita e straordinaria visione della facciata romanica della Pieve. La presenza nei diversi ambienti di portali,
mensole e camini in pietra serena ricorda la struttura quattrocentesca dell'immobile in cui Ivan Bruschi dimoro' fino alla sua recente scomparsa.
LE COLLEZIONI
Grazie alla catalogazione scientifica operata dal Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali della Scuola Normale di Pisa si e' potuto far fronte ai molteplici aspetti della collezione Bruschi.
L'allestimento museale, nel rispetto del gusto padronale, presenta dunque una commistione di varie forme d'arte affascinate¦ Un percorso denso d'atmosfera tra quadri, sculture antiche e moderne, monete e gioielli, metalli e argenti, avori, reperti archeologici, tessuti e costumi, armi, mobili, vetri, bronzetti moderni, porcellane, ceramiche medievali e moderne, libri.
Pittura I dipinti della Collezione accompagnano il visitatore in un insolito viaggio nella pittura del Cinquecento e del Seicento. Magistrali opere rappresentative di studi, stili, scuole che rimandano a grandi maestri quali Raffaello Sanzio, Pietro da Cortona, Tintoretto, Giovanni Lanfranco. Degna di nota e' la Fuga in Egitto con un angelo, una bella copia di un dipinto perduto di Guido Reni.
Sculture - Le opere di questa sezione riflettono la molteplicita' degli interessi di Bruschi, testimoniata dalla varieta' tipologica degli oggetti raccolti, comprendenti vasche, edicole ed elementi decorativi architettonici (paraste, capitelli, peducci, mensole di camino e portale, basi di colonne) e un piccolo nucleo di statue, rilievi e busti di materiali differenti che documentano aspetti della cultura artistica, per lo piu' toscana, dal Quattrocento fino alla fine dell'Ottocento. Oltre all'atrio ricco di reperti archeologici allestiti con un gusto tipicamente rinascimentale, si annoverano opere quali il Rendentore la cui raffinata lavorazione indica un riferimento alla celebre bottega dei Della Robbia e il tenero busto raffigurante San Giovannino (1490-1500 ca.) appartenente alla bottega di Benedetto Buglioni.
Monete e gioielli - La collezione di monete costituisce il settore piu' cospicuo della collezione essendo composta da circa 4000 esemplari in oro, argento, bronzo e mistura, che coprono un vasto arco cronologico che va dall'aes rude al XX secolo. Trattandosi di una raccolta molto eterogenea che comprende diverse classi della numismatica antica, medievale e moderna, la sua presentazione viene fatta seguendo l'ordine cronologico delle diverse epoche storiche. Il corpus dei gioielli comprende circa 230 pezzi che coprono quasi tutto l'arco cronologico della produzione orafa a partire dall'epoca fenicia (e' da segnalare un anello con scarabeo in steatite) fino al periodo contemporaneo. Sono rappresentate tutte le categorie dell'arte orafa: anelli, bracciali, collane, orecchini, spille e ornamenti di vario genere.
Metalli e argenti - L'attivita' antiquaria di Ivan Bruschi ha lasciato un ampio e variato nucleo di lavori in argento ed altri metalli. Per una comprensione generale della raccolta si possono individuare due vasti raggruppamenti in base all'uso degli oggetti che li compongono: le opere di destinazione ecclesiastica (croci astili, turiboli, calici, patene, ostensori, reliquiari, navicelle, ecc.) e quelle di destinazione civile (stoviglie, piatti e posate).
Avori Tra gli avori spiccano due forzierini costituiti da lamelle in osso scolpito incollate su un'anima di legno risalenti al XIV-XV sec.
Tessuti e costumi - Teli di damasco, frammenti di stoffe diverse, bordi di pizzo o a ricamo erano adagiati, nell'esposizione curata da Bruschi, su tavoli, sedie e credenze, con l'intento di dare, con i loro colori e morbidezze, un tocco più scenografico a tutti gli ambienti. Cosi' come i vari costumi (kimoni, livree, apparati ecclesiastici) erano variamente distribuiti nelle diverse stanze.
Armi - Proprio nella raccolta delle armi della Collezione viene a manifestarsi, forse piu' che nelle altre sezioni, l'interesse eclettico di Bruschi per tutte le possibili forme di antiquariato e di collezionismo sia artistico che funzionale e di costume. Tutte le armi, salvo sporadiche eccezioni, risultano funzionali alla pratica bellica e, contemporaneamente, testimonianze di un contesto artistico e sociale. La raccolta delle armi comprende oggetti di varia cronologia e tipologia: elmetti da parata e morioni, spade e spadini, pettorali e schienali da fante e da spalto che spaziano dal XVI al XVIII sec., una serie di pistole ad avancarica a pietra focaia e a luminello databili al XVIII-XIX sec. E, inoltre, un gran numero di staffe di varie epoche.
Mobili - Arredo base, costantemente presente in ogni ambiente della Casa Museo, i mobili costituiscono decisamente parte cospicua di tutta la raccolta Bruschi. Tavoli e tavolini, sedie, poltrone, panchetti, sgabelli, cassettoni, credenze, consolles con specchiera, monetieri, ma anche banconi di sagrestia, badaloni, stalli di coro, confessionali, si accostano o si susseguono gli uni agli altri in un affascinante ed intrigante alternarsi di epoche, di stili, di manifatture e di livelli qualitativi diversi.
Vetri - La collezione di vetri si compone di circa 130 pezzi. Questa collezione include esemplari di varie epoche, compresi fra il Rinascimento e l'epoca contemporanea, anche se il nucleo piu' consistente e' rappresentato da manufatti del XVIII e XIX secolo.
Porcellane - Le porcellane sono una concreta testimonianza del vivace interesse di Ivan Bruschi per questo genere di oggetti, sostanzialmente distinguibili in due categorie: quella delle porcellane da tavola: tazze, bricchi, servizi, ecc. e quella della plastica: gruppi o figure isolate. Le opere raccolte sono di indubbio interesse.
Ceramiche medievali e moderne - Nella Collezione sono ampiamente documentate le produzioni di maioliche arcaiche databili tra la seconda meta' del XIV secolo e gli inizi del successivo e riconducibili alle botteghe di Viterbo, Orvieto e del Mediovaldarno.
Libri - Le opere librarie sono suddivise in due sezioni, ben distinte fra loro, aventi ognuna caratteristiche proprie. Il Bruschi stesso aveva gia' operato questa suddivisione, non solo concettuale e di servizio, ma anche topografica (erano, infatti, collocate in ambienti diversi).
Una parte di opere (circa 3000 unita') e' composta sostanzialmente da pubblicazioni abbastanza recenti, del genere "di consultazione" (enciclopedie, repertori, monografie d'arte, e di collezionismo in genere), una "biblioteca di lavoro", insomma, che serviva al Bruschi per analizzare gli oggetti acquistati o da acquistare, per i necessari confronti e controlli sul loro valore e sulla loro autenticita'.
L'altra parte, custodita nello "studiolo" e' costituita invece da opere "di passaggio", da libri cioe' che il Bruschi, nel suo ruolo di antiquario, acquistava e vendeva. Forse non tutte erano in vendita: a qualcuna di queste era particolarmente affezionato.
Sono presenti, infatti, numerose pubblicazioni su tematiche "locali" e di autori toscani, che per tanto tempo sono state da lui gelosamente conservate.
BIOGRAFIA DI IVAN BRUSCHI: UN ARETINO ILLUSTRE
Nato nel 1920, ultimo di sei figli, Ivan Bruschi eredita' il suo fervore per l'arte e per l'antiquariato dal padre e dal fratello maggiore,
mercanti di mobili antichi. Durante gli studi universitari conobbe e frequento' Roberto Longhi, il famoso critico d'arte, a contatto del quale maturo'
una propria visione culturale ed estetica che lo guido' nella professione di antiquario. Nella piena maturita' della sua vita professionale diede
nuovo impulso creativo alla citta' di Arezzo, istituendo nel 1968 la famosa Fiera Antiquaria. Esortato dal crescente successo della Fiera, Bruschi promosse anche una serie di eventi e mostre che richiamarono l'attenzione del pubblico italiano e internazionale, consolidando il mercato di Arezzo come il primo d'Italia. Una svolta decisiva nella vita di Ivan Bruschi e' stata la scomparsa della madre in seguito alla quale torno' a vivere ad Arezzo nell'antico Palazzo del Capitano del Popolo, posseduto dalla famiglia fin dagli inizi del' 900 e in buona parte distrutto dai bombardamenti del 1943. Nei primi anni '60 Bruschi pose mano al restauro dell'antico Palazzo. La storica dimora - il Palazzetto, come amava chiamarla e' divenne cosi' il luogo di incontri culturali, di avvenimenti mondani, il salotto della Fiera Antiquaria. Ma anche il quotidiano rifugio, il luogo definitivo degli affetti. E' proprio in questi anni che Bruschi dette vita alla Casa Museo, mostrata ai suoi ospiti con orgoglio e con partecipata identificazione e per la quale intensifico' i viaggi alla scoperta di nuove culture e nuovi tesori di cui arricchirla. Prima di spegnersi, nel 1996, consegno' le proprie volonta' ad un testamento pubblico dove istitui' la Fondazione Ivan Bruschi, nominandola erede delle proprie fortune, affinche' proseguisse, in forme diverse, la sua opera. Con lo stesso atto sigillo' definitivamente il patto di collaborazione e fiducia durato tutta la vita con la sua Banca, consegnando la sua Fondazione all'amministrazione perpetua di BancaEtruria, la Banca della citta'.
LA FONDAZIONE IVAN BRUSCHI
Istituire una Fondazione che diffondesse l'amore per l'arte e per la cultura antiquariale e' stato l'ultimo desiderio di Ivan Bruschi. Oggi la Fondazione e' una realta' grazie al lascito delle preziose collezioni di Bruschi e all'attivita' dell'amministratore BancaEtruria. La finalita' della Fondazione Ivan Bruschi e' quella di essere un punto di riferimento esemplare in un settore di rilievo culturale ed economico per la Citta' di Arezzo quale e' l'antiquariato. Da qui discende l'impegno della Fondazione per lo sviluppo di un efficace collegamento con il grande collezionismo storico e per la diffusione delle tecniche di restauro, lo studio e la ricerca sulla fortuna antiquariale e sulle arti minori, cosi' importanti per la tradizione toscana, e che ancora oggi vivono in un rapporto diretto con il mondo dell'artigianato.
Un impegno che la Fondazione intende realizzare anche in collaborazione con le istituzioni e gli enti di ricerca piu' qualificati a livello internazionale. Due sono i poli di questo progetto. La Casa Museo di Ivan Bruschi, davanti alla Pieve, "luogo delle meraviglie" dove la sensibilita' culturale ed estetica di Bruschi ha conferito agli ambienti una forte suggestione, anche per il valore delle collezioni esposte oggi restaurate, catalogate e riallestite dopo un complesso lavoro di studio della Scuola Normale Superiore di Pisa (Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali). E la Galleria di Piazza San Francesco, che ogni mese in occasione della Fiera Antiquaria accoglie selezionati standisti: una storica vetrina dove un tempo si trovava la bottega di Bruschi, luogo originante della Fiera e cuore delle molteplici iniziative da lui promosse.
FONDAZIONE IVAN BRUSCHI
LA CASA MUSEO DI IVAN BRUSCHI
Inaugurazione Sabato 6 aprile 2002, ore 17
Sede Arezzo - Corso Italia, 14
Orari 10-13/14-18. Lunedi chiuso
Prezzo dell'ingresso Intero €3
Ridotto €2. Minori di 18 anni, ultrasessantacinquenni studenti e militari
Prenotazioni e visite guidate tel. 0575 900404; 06 32810
Sito internet www.fondazionebruschi.it