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All' interno dell'impressionismo troviamo Pierre Auguste Renoir, uno dei suoi maggiori esponenti.
Renoir nacque a Limoges il 25 febbraio 1841, da una famiglia numerosa e di condizione sociale modesta.
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Poichè ancora giovanissimo manifestava notevole inclinazione per il disegno, come egli stesso raccontò, fu collocato a Parigi presso un industriale che aveva una fabbrica di terracotte verniciate:"Il mio compito consisteva nel disseminare sul fondo bianco piccoli mazzi di fiori che venivano pagati cinque soldi la dozzina.
Quando dovevo decorare pezzi di grandi dimensioni, i mazzolini erano più grossi, il che determinava un aumento di prezzo, minimo, è vero, perchè il padrone pensava, nell'ineresse dei suoi "artisti", che si dovesse far ben attenzione a non coprirli d'oro.
Tutto il vasellame da cucina era destinato ai Paesi orientali."
Quando Renoir raggiunse i diciassette anni, un nuovo metodo che permetteva la decorazione meccanica delle porcellane prvocò la rovina della sua professione, ed egli si diede a dipingere ventagli.
Poco dopo, dipinge tende alla veneziana, che venivano usate nelle missioni per chiudere le finestre delle piccole chiese dei paesi tropicali.
Renoir si dimostra così intraprendente in questa occupazione che riesce a realizzare qualche economia.
Smette di lavorare e si iscrive nel 1862 all' Ecole des Beaux-Arts, nella "classe" di Gleyre, dove conosce i suoi futuri amici, Bazille, Sisley e Monet.
Nel 1866 è l' impronta di Courbet a dominare in tutte le sue opere, come si può rilevare in particolare nella "Diana cacciatrice" respinta al Salon del 1867.
L' artista ottenne il suo primo successo l'anno seguente, con il quadro intitolato "Lisa con l'ombrello", notevole per i giochi di luce.
Al 1866, risale un'altra splendida creazione, il "Ritratto del pittore Sisley con la moglie".
Vennero in seguito i quadri dipinti a Bougival con Monet, che confermano la straordinaria sicurezza con la quale l'artista sapeva rendere le più sottili variazioni atmosferiche.
Nel 1870 a causa della guerra franco-prussiana, Renoir fu destinato a un reggimento di cavalleria che non fu impegnato in guerra.
Dipinse così il "ritratto del capitano Darras" e di sua moglie madame Darras.
In questo stesso anno, tornato a Parigi, partecipa al Salon con la "Bagnante con grifoncino"e la celebre "Donna di Algeri".
Dopo il Salon, Renoir si dedicherà ad altri ritratti ed a scene di vita quotidiana come "La colazione".
Nel 1874 invia alla prima mostra degli impressionisti un pastello e sei dipinti tra cui " Il palco", nel 1876 dipinge diversi quadri che meritano di essere considerati fra i migliori del suo periodo impressionista, improntati a una serena sensualità, a una gioiosa adesione ai piaceri della vita.
Bisogna citare: "La lettrice", il nudo " Anna", il ritratto di "Victor Chacquet" e, ancora tre capolavori famosissimi:
" L'altalena", " Le Moulin de la Galette " e "Busto di donna al sole".
Alle pitture en plein air seguono sempre più frequenti le scene d' interni come "La prima uscita", nella quale è rappresentata un' adolescente che assiste ad una rappresentazione teatrale, il soggetto si rifà a quelli dipinti da Degas nello stesso periodo.
I due ritratti dell'attrice Jeanne Samary risalgono al 1877, mentre del 1878 è il grande quadro di madame Charpentier e le figlie, immagine di vita borghese evocata con splendida naturalezza.
In questo stesso anno viene esposto al Salon " Donna che prende il caffè", mentre il quadro citato sopra venne accettato l'anno sucessivo, questa accettazione decreta la definitiva affermazione di Renoir.
Nel 1880 l'artista è colto da un profondo disorientamento che viene fatalmente a coincidere con la diaspora del gruppo impressionista nel quale i dubbi si manifestano sempre con maggior evidenza.
In questo periodo Renoir preferisce disertare le mostre allestite dai vecchi compagni che lo accusano di esporre al Salon, di darsi alla pittura ufficiale mirando al successo mondano.
La sua pittura comincia ad attraversare una fase critica, nella quale non sembra estraneo il fatto che da più parti gli artisti siano stimolati a produrre opere maggiormente risolte dal punto di vista formale, composizioni che superano lo stadio dell'abbozzo, fino a quel momento caratteristica più vistosa dell'impressionismo.
In quegli anni il problema dell'arte si fa semper più acuto.
Ancora nel 1880, Renoir pubblica uno scritto sulla "Chronique des Tribunax " del 23 maggio per protestare contro la giuria del Salon che ha accolto solo un ristretto numero di candidati privilegiati; inoltre, con Monet e Cézanne, l'artista invita Zola, tra i primi sostenitori della nuova arte, ma da qualche tempo critico nei confronti del gruppo, a prendere posizione in favore degli impressionisti, ma i quattro articoli pubblicati dallo scrittore a partire dal 18 giugno 1880 sul " Voltaire" pongono in risalto dati che appaiono veri e propri difetti di quel modo di dipingere: incompletezza, estremismo, incapacità di acquistare uno stile.
Le osservazioni del romanziere finiscono a sommarsi ai nascenti dubbi dell'artista.
A riflettere la personale insoddisfazione di Renoir e la sua volontà di raccogliere l'implicita sfida contenuta negli interventi di Zola è " La colazione dei canottieri", una tela di grandi dimensioni iniziata subito dopo la pubblicazione di quegli articoli.
L'opera, fatta di figure, è da un lato composizione d'insieme, dall'altro studio delle singole forme, accuratamente strutturate.
L'organizzazione della superficie attraverso il colore si intreccia a un metodo che privilegia i valori plastici.
Se nella "Locanda di Mére Anthony" gli accenti cromatici sono subordinati a quei valori e nel " Moulin de la Galette" dominano i colori, nella "Colazione dei canottieri" i due elementi coesistono e si integrano.
L'opera è immersa in un'atmosfera di calda intimità che vede riuniti amici e conoscenti dell'artista di cui molti chiaramente individuabili, riflette, lo studio condotto da Renoir sulla tecnica dei dipinti a olio di Ingres, una ricerca che porta il pittore impressionista a rivalutare il ruolo del disegno.
Tra il 1881 e il 1882, due viaggi, uno ad Algeri ed uno in Italia, sollecitano nell'artista un'immaginazione cromatica sempre più accesa, ma fanno anche emergere nuovi problemi compositivi: in Nord Africa Renoir si muove sulle orme di Delacroix, alla ricerca di luce, colore, esotismo; in Italia sulle tracce di Ingres, studia l'arte antica e i maestri del Rinascimento.
Una tecnica ardita caratterizza le opere in cui Renoir porta sulla tela la lussureggiante natura algerina; i colori sono usati con grande libertà, la materia è intensamente animata: " Tutto è bianco", afferma l'artista,"i burnous, i muri e le stade".
E il bianco ora gli serve per dar maggior corpo alla struttura pittorica, sebbene quest'esigenza si fosse evidenziata ancor prima della sua partenza, insieme all'uso sapiente di zone di luce e di ombra per conferire solidità alla composizione.
E' sprattutto in Italia che sembra evidenziarsi una netta cesura nel percorso dell'artista.
A Roma gli affreschi di Raffaello, in particolare quelli della Farnesina, gli appaiono intirsi della luce solare che non è mai riuscito a cogliere "en plein air".
Questo impatto provoca in Renoir un irrefrenabile moto di ammirazione.
Era un desiderio maturato quasi all' improvviso che lo costrinse a scrivere alla signora Charpentier con cui doveva incontrarsi, una lettera di scuse:" Dovevo pranzare una mattina con voi, mi avrebbe fatto infinitamente piacere, perchè è già passato tanto tempo.
Ma sono diventato viaggiatore e la febbre di vedere Raffaello mi ha preso".
E dopo qualche riga esclamava:"Ora potrei rispondere apertamente, sì signore io ho visto Raffaello...Un uomo che ha visto i Raffaello.
Che pittore eccezionale!"
Renoir si era infatti reso conto che quella sarebbe stata un'esperienza che lo avrebbe segnato dal punto di vista professionale.
A Napoli, le pitture murali di Pompei, conservate nel museo archeologico nazionale gli fanno intuire la grandezza della semplicità degli antichi, lo inducono a ricercare quanto lo stesso artista definisce " le grandi armonie " più che "i piccoli particolari che abbuiano il sole", lo convincono che gli effetti più ricchi possono essere ottenuti con la tavolozza più semplice.
Il tormento della riceca è nell'esigenza di conferire forma e solidità alla ricca esperienza percettiva che ha connotato la stagione più marcatamente impressionista della sua arte.
Quando su un battello all'ancora nella baia di Napoli, Renoir realizza " Bagnante bionda", dipingendo in pieno sole, in seguito ne ritocca le forme sottolineandole con un contorno secco e nervoso.
E' il segno di un nuovo orientamento: se confrontiamo
quest' opera con "Busto di donna al sole " del 1876 caratterizzato da macchie luminose che fondono figura e sfondo, vediamo l'immagine della bagnante staccarsi nettamente dal paesaggio circostante e le sfumature di colore subordinarsi al candore della pelle illuminata dal sole; la posa e la struttura piramidale della composizione, inoltre, sottolineano un'idea di monumentalità legata a una concezione più classica, libera da dettagli episodici.
Come al solito Renoir non copiava, ma capiva; arrivava al fondo delle cose e le faceva proprie.
Le pitture di Pompei lo avevano profondamente colpito e una traccia consistente di quell' impressione la troviamo nella lettera che scrive a Victor Mottez, un allievo di Ingres che aveva tradotto il "Libro dell'arte" di Cennino Cennini.
In quella lettera, che divenne poi la prefazione dell'edizione francese del testo tecnico di pittura più famoso del mondo, Pierre Auguste, ripensando alla sua esperienza italiana ed alle pitture pompeiane che gli sembravano la radice stessa dell'arte pittorica, aveva scritto:"Se i greci avessero lasciato un trattato di pittura, credetemi, sarebbe identico a quello di Cennini.
Tutta la pittura, da quella di Pompei opera di artisti greci, a quella di Corot passando per Paussin, sembra essere uscita dalla stessa tavolozza.
Una maniera di dipingere che tutti nel passato apprendevano già pressso il maestro: il genio personale, se ne avevano, faceva il resto."
In seguito i nudi di Renoir acquisteranno un ' imponenza sempre più marcata.
La suggestione della Galatea di Raffaello, finalmente contemplata nell'originale e non attravarso citazioni in moduli di neoclassicismo accademico della Bouguerlau, si mescola all'osservazione diretta nel fissare sulla tela i caratteri della bellezza.
Il tema della bagnante è ormai sempre più frequente, gli schzzi "en plein air" diventano l'antefatto di opere sucessivamente eseguite in studio, anche se spesso l'artista riesce aconservare nella dialettica tra figura e sfondo la freschezza e la mobilità del tessuto pittorico come in un'opera concepita di getto.
Dal 1883 inizia il periodo "secco" o pompeiano, che era caratterizzato da una rigida subordinazione del colore al disegno.
L'artista torna al lavoro d' atelier, al disegno portato a compimento con paziente accanimento, allo studio delle tecniche tradizionali per dominare il denso corpo della materia pittorica: cose che finiranno col rivelarsi non infeconde per la comprensione dell'articolazione interna dell'immagine, quando negli anni seguenti Renoir tornerà ad un linguaggio più libero e duttile.
Nel periodo in cui più acuto è il disorientamento, gli esempi del passato divengono punti di riferimento quasi osessivi.
In un dipinto come " Gli ombrelli", grande quadro eseguito fra il 1881 e il 1885, la crisi si scioglie nei suoi termini concreti: alla parte destra, più morbida e cromaticamente sfumata, si contrappone la sinistra secca, netta e disegnata.
Il ritmo serpentinato della figura in primo piano evoca una linea alla Ingres, la tonalità generale risulta fredda e la struttura è stata evidentemente modificata per aderire alla nuova concezione pittorica.
La stlizzazione del disegno, la semplificazione delle linee dei volti, la precisione delle parti, il tono chiaro dell'insieme, quasi da affresco, colpiscono ancora di più in "Pomeriggio dei bambini a Wargemont" , ritratto di fanciulle in un interno, dalla fissità quasi inquietante.
La tecnica impressionista è ormai relegata alla resa del prato al di là dei vetri della stanza, il pallore sereno e attonito dell'insieme può apparentarsi a quello della "Baignade"di Seurat, dipinto esposto nello stesso anno al Salon des Indépendants.
L' opera più importante del periodo "aigre", sucessivamente ripudiato dallo stesso artista come "maniera dura", è le "Grandi bagnanti".
Ispirato al classicismo cinquecentesco, l'opera è preceduta da una serie vastissima di disegni, indizio di un processo meditativo intenso, della necessità di riflettere sulla struttura interna del dipinto.
Circola inoltre nel dipinto una sensualità morbida e al tempo stesso accesa, nonostante l'insistenza sui contorni e il tono decolorato dell'insieme.
A un clima vagamente mitico, che propone una visione atemporale della donna nel contesto della natura, si mescola un senso di bellezza contemporanea e cittadina, uno charme prettamente parigino con accenti di ogettività quasi fotografica: pur condizionato dai grandi esempi, l'artista non rinuncia ad essere "moderno".
Eseguito in studio, "Le grandi bagnanti" rappresenta il punto estremo del rifiuto della tecnica impressionista, i colori sono posti all'interno di contorni nettamente definiti, la linea origina le masse, anche se il modellato finisce più col suggerire sfumature cromatiche che contrasti di chiaroscuro.
L'opera non susciterà particolare entusiasmo: apprezzata da Monet, ritenuta incomprensibile da Pisarro, lascia scettica la critica.
Bisogna ricordare che Renoir non partecipò all' ultima mostra impressionista del 1886, ma espose alla quinta internazionale organizzata da Georges Petit a Parigi.
La pittura del periodo è dominata da forme nettamente disegnate: nei volti dal contorno semplificato, la ricchezza dei colori si scontra con la precisione del modellato, sebbene non sia esclusa la possibilità di inediti equilibri, come nell'immagine semplice e sorridente di Aline Charigot (1885).
Nel 1888 Renoir dipinge "Dopo il bagno"; di questo stesso anno è "In maternità" che secondo Mirbeau evoca" il fascino dei primitivi, la nettezza dei giapponesi, la maestria di Ingres", una sobria monumentalità si traduce in rara coerenza formale nella quale trova espressione un sentimento sereno e grandioso di naturalità.
Il legame con Aline, ragazza semplice di origine contadina, dapprima sartina e poi modella, illumina in quegli anni la vita dell'artista che, pur lontano dall'idea di una famiglia tradizionale, sente fortemente gli affetti, anche se a molti il suo atteggiamento nei confronti delle donne è spesso apparso legato ai tradizionali pregiudizi sui quali si basa la discriminazione dei sessi: le donne, è stato detto, non hanno avuto un ruolo attivo nella sua opera; diversamente da Manet, Renoir non ha mai colto uno sguardo femminile come sguardo di sfida intellettuale.
Dal 1890 l'artista vive allo Chateau des Brouillards, nella zona alta e ancora campestre di Montmartre.
Le sue modeste abitudini di vita non sono mutate, anche se dal 1885 ha preso a frequentare le serate di Bherte Morisot e si è legato di intima amicizia a Mallarmé, insieme al quale progetta un'edizione illustrata dei suoi poemi.
E' mutata però l'organizzazione del suo lavoro: trascura il Salon, dal quale è assente tra il 1883 ed il 1890, diserta l'esposizione universale del 1889, si lega al mercante Georges Petit che insieme a Durand- Ruel promuove la sua pittura.
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