Nel Seicento e nel Settecento le opere di Michelangelo furono accusate di eccessivo materialismo e di corruzione. Il suo eccesso nel particolaggiare le forme umane e la sua passione per l.anatomia erano state usate per ribaltare il suo scopo di ricerca. La vita di Michelangelo, a contatto con personaggi come Lorenzo il Magnifico, Pico della Mirandola, Poliziano, Giulio II e molti altri, r' in realta' un'opera unica di sete di conoscenza e di comprensione del divino.
Dal momento in cui nasce, il 6 marzo 1475, il padre Ludovico Buonarroti, poco piu' che trentenne e podesta' di due localita' vicine ad Arezzo, decide che, a tempo debito, sara' avviato agli studi letterari.
Questo avviene alla
morte di Francesca di Neri, madre del ragazzo, che lascia cinque figli. Michelangelo e' il secondo genito e ha sei anni. Il padre si risposa con Lucrezia Ubaldini, una donna maternamente affettuosa, ma che non puo' avere figli. Gli studi di Michelangelo partono con il maestro di grammatica Francesco Galatea di Urbino e viene alla luce ben presto che le sue vere attitudini sono artistiche. A malincuore Ludovico ritira il figlio dagli studi umanistici per mandarlo a bottega dai fratelli Ghirlandaio: Domenico, Davide e Benedetto.
Ludovico Buonarroti e Domenico Ghirlandaio si conoscono gia' e firmano un contratto di apprendistato di tre anni, ma che in effetti si risolve in pochi mesi. In questo periodo il giovanissimo artista studia le opere di Giotto e di Masaccio, acquisisce una tecnica gia' superiore ai suoi maestri e avendone consapevolezza decide di interrompere gli studi e di presentarsi alla corte di Lorenzo. Ha quindici anni e chi lo presenta e' il pittore Francesco Granacci.
L'ambiente che gli si profila davanti e' quello dell'Accademia Platonica di Firenze sotto la guida di Marsilio Ficino e dello Studio Fiorentino, centro e simbolo delle attivita' di Lorenzo. Al suo arrivo la filosofia neoplatonica ha gia' perso gran parte della sua rilevanza. Ficino, deluso nelle sue aspettative di ritrovare in Lorenzo l'ideale platonico del re-filosofo, ha stretto delle amicizie con molte persone implicate nella Congiura dei Pazzi, e questo gli togliera' la fiducia del Magnifico.
Michelangelo non fa cosi' in tempo ad averlo come maestro, ma studia sotto la guida di Bertoldo e coltiva le amicizie di Pico e Poliziano che gli trasmettono la loro sete di conoscenza (anche letteraria e filosofica) e il disprezzo per le tradizioni accademiche.
Nel 1492 Lorenzo dei Medici muore e gli succede il figlio Piero, per un breve periodo minato da fra' Girolamo Savonarola che istiga il popolo contro i cattivi costumi dei Medici. Michelangelo abbandona la corte e riceve la commissione di un Crocifisso da parte del priore di Santo Spirito.
Il Crocifisso e' di legno policromo di altezza e larghezza 1,39 m. Per concessione del priore pote' prepararsi alla realizzazione della statua studiando i cadaveri del deposito mortiario attiguo alla chiesa del Santo Spirito. Cominciano cosi' i suoi studi anatomici che lo portano a studiare e dissezionare cadaveri per il resto della vita, alla ricerca di una conoscenza perfetta del corpo umano.
L'anno dopo la commissione del Crocifisso, attorno al 20 Gennaio del 1494, la grande nevicata su Firenze, Piero de' Medici gli commissiona per sfida una statua di neve che suscita la meraviglia di tutta la citta'. Torna cosi' a vivere alla corte, ma per pochissimo tempo: quell'anno i Medici vengono cacciati da Firenze da una insurrezione delle masse e Michelangelo diciannovenne parte per Venezia e poi per Bologna.
A Bologna si ferma per piu' di un anno, ospite del gentiluomo Gianfranco Aldrovandi che lo incontra per caso nell'Ufficio delle Bollette e lo riscatta. Gli commissiona l'ultima parte dei lavori dell'Arca di S. Domenico, lasciata incompleta a causa della morte di Nicolo' dell'Arca che ne curava la realizzazione. Dopo qualche tempo ritorna a Firenze.
Le sue abilita' scultoree sono oramai completamente maturate, ma la repubblica di Savonarola, che critica l'arte, lo accoglie con indifferenza. In questo periodo realizza il Cupido, fortissimamente legato all'arte classica. L'opera viene acquistata dal mercante romano Baldassare che sfacciandolo per un'autentica opera antica lo vende a un grande collezionatore e estimatore: il cardinale Raffaele Riario. Si racconta che il cardinale, scoperto l'inganno, distrusse la statua, ma una versione piu' reale e accreditata vuole che la riconsegno' all'artista invitandolo nella citta' papale.
Il primo soggiorno a Roma dura cinque anni.
Il suo mentore Jacopo Galli, banchiere, gli commissiona un'opera dalle grandi dimensioni: il Bacco. Il risultato finale di un giovane dio, piegato dall'ebbrezza, col corpo rotondo femmineo e un' espressione da maschio scaltro, gli fa piovere addosso altre commissioni.
Il 27 agosto 1498 riceve l'incarico di realizzare la Pieta' per conto del cardinale Jean Bilhes de Lagraulas. I fiorentini, dopo la caduta di Savonarola lo reinvitano a tornare a Firenze e sotto interecessione del gonfaloniere Pier Solderini, i consoli dell'Arte della Lana e dell'Opera del Duomo gli commissionano il David.
Il blocco di marmo che gli viene affidato era in origine alto 5 metri e Simone Da Fiesole (qualcun altro dice che invece si trattasse di Agostino di Duccio) vi aveva gia' dato i primi colpi per ricavarne la statua di un gigante. Il risultato era quello di aver rovinato il blocco che risultava quindi inutilizzabile. Gli operai per liberarsene volevano regalarlo a Leonardo o ad Andrea Sansonico, ma fu richiesto da Michelangelo che fu attirato subito dalle enormi dimensioni del blocco.
Il lavoro dura tre anni, e al completamento riceve le lodi di Sandro Botticelli, Giuliano da Sangallo, Filippino Lippi.
Leonardo da Vinci la guarda con occhio critico e annuisce. Michelangelo e Leonardo si trovano quindi insieme nella stessa citta' e vengono entrambi chiamati per lavorare alla realizzazione di due affreschi nella grande sala del Consiglio di palazzo della Signoria. Michelangelo pero' viene convocato anche dal papa.
E' il 1505 e Giulio II lo richiama a Roma per affidargli il progetto architettonico e scultoreo della propria tomba. Michelangelo accetta e parte prima per Carrara dove resta otto mesi alla ricerca dei marmi piu' pregiati. Nel frattempo il progetto viene improvvisamente interrotto: Michelangelo furioso torna a Firenze inseguito dai messi del papa, che vogliono esporgli la nuova idea che il pontefice ha in serbo per lui. Si riconciliano a Bologna, dove Michelangelo viene costretto prima a chiedere perdono e in seguito a ritornare a Roma per iniziare il ciclo di affreschi della Cappella Sistina. Reputa la pittura un'arte piu' dolce e sfumata della virile scultura e sente di non essere in grado di sostenere questo impegno per cui non sente attrattiva. Il lavoro dura quattro anni conflittuali. Vi e' un rapporto amore-odio alimentato dalla costrizione a cui e' sottoposto e dall'orgoglio di voler finire a tutti i costi e in modo perfetto il suo incarico.
I primi mesi lavora con dei collaboratori fiorentini: Francesco Granacci, Giuliano Bugiardini, Aristotele da Sangallo e altri. Dopo poco li manda via per finire da solo il lavoro e per non correre il rischio che esso presenti delle imperfezioni. Acquisisce sempre piu' velocita' e non prepara neanche piu' i cartoni. Il papa gli chiede: "Michelangelo, quando finirai?" e lui risponde: "Quando avro' finito". Un anno dopo la fine dei lavori Giulio II muore e gli succede Leone X, figlio di Lorenzo il magnifico e per questo conosciuto da Michelangelo da moltissimi anni.
Il nuovo papa lo taglia pero' fuori dalla scena artistica romana e gli preferisce la mano piu' morbida e leggera di Raffaello. I parenti di Giulio II gli commissionano delle opere tra cui il Mose'. Torna a Firenze, che sta attraversando un periodo di lento declino e dopo aver lavorato alla costruzione delle Tombe Medicee e della Biblioteca Laurenziana, afflitto dalle questioni politiche e belliche della citta' si ripara a Venezia, considerato dai fiorentini un traditore e un vile.
Sentendosi in colpa per essere scappato torna indietro, e, pagata una salata multa, riprende a difendere la citta' contro le milizie imperiali e papali. Nove mesi dopo, il 2 agosto del 1530, la citta' capitola. Si nasconde per sfuggire alle mani dei seguaci dei Medici, fino a che, il nuovo pontefice Clemente VII, anch'esso appartenente alla nobile famiglia fiorentina, non lo riscatta.
E' sua l'idea di far ritornare Michelangelo pittore per il grande affresco del Giudizio Universale, da realizzare ancora una volta nella Cappella Sistina. Pochi mesi dopo, il 25 Settembre del 1534, Clemente VII muore e l'incarico gli viene riconfermato dal nuovo pontefice Paolo III Farnese, suo grande ammiratore.
Il grandioso lavoro per cui e' maggiormente ricordato tutt'ora lo impegna per sette anni.
Sono anni di profonda crescita interiore. Michelangelo e' ballottato tra i dubbi politici e religiosi. Vive a cavallo di due realta' completamente diverse e in nessuna vede una soluzione o una certezza. La sua vita privata e' sconosciuta, probabilmente inesistente. Assorbito completamente dal suo lavoro non pensa a crearsi una famiglia, ha poche compagnie e nessun altro interesse al di fuori dell'arte.
Pietro Aretino ha maliziosamente insinuato una sua probabile omosessualita' derivante da alcune lettere scritte all'amico Tommaso de Cavalieri, che riassumeva per Michelangelo una idealita' di bellezza da sempre ricercata. La bellezza e la moralita' l'ossessionano. E dalla sua opera stessa viene fuori il grande senso del dramma interiore che lo caratterizza.
A Roma l'artista e' considerato ormai un mito, "il maggior huomo che sia mai stato al mondo". Per molti anni, seguito dai pochissimi amici tra cui Vittoria Colonna, si dedica all'architettura assumendo la direzione dei cantieri di San Pietro.
Nell'ultimo periodo della sua vita realizzo' l'altra Pieta', l'incompiuta Pieta' Rondanini.
Lavoro' fino al giorno della sua morte.